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Monti imbronciato: “Posso anche andarmene”. Pd unanime con Bersani: “Legge sul lavoro da modificare”

ROMA – “Se il Paese, attraverso le sue forze sociali e politiche, non si sente pronto a quello che secondo noi è un buon lavoro  non chiederemo certo di continuare per arrivare a una certa data”.

E’ Monti che da Seul mostra il volto imbronciato di chi si sente incompreso. Lui fa tutto per il bene del Paese, che però non lo capisce. Prima del presidente del Consiglio, altri ,italiani e non,hanno detto cose simili. Ma, come la storia insegna, non hanno fatto il bene del Paese. Anzi. Un avvertimento, una minaccia nei confronti di chi, sindacati e Pd, ritengono che la legge  sulla riforma del mercato del lavoro approvata dal Consiglio dei ministri deve essere  cambiata.

Da Seul l’editto del  presidente del Consiglio

Da Seul arriva un editto, non a caso mentre è in corso la direzione del Pd. Già il ministro Fornero,  con la lingua sempre in movimento,aveva mandato un messaggio a Bersani:  della mia riforma non farete polpette, il governo non cederà. Le uscite di Monti e Fornero avevano un obiettivo: allargare il fossato fra le varie anime del Pd, chiamare a raccolta i “ montiani”, frenare Bersani e la segreteria che più volte avevano detto a chiare lettere che la legge così non andava, che le il reintegro in caso di licenziamenti economici dove a tornare a far parte dell’articolo 18, il richiamo all’ormai arcinoto “modello tedesco. Reintegro previsto anche nella maggioranza dei Paesi dell’Unione europea. Ormai c’è rimasto Emma  Bonino e pochi altri che  raccontano bugie affermando che solo in Italia è previsto questo benedetto reintegro.

 

Fallito l’obiettivo di dividere il Pd

Ma Monti e Fornero hanno doppiamente fallito l’obiettivo, se, come  esponenti di primo piano dei Democratici lasciano intendere, pur non facendo nomi, era quello di spaccare il più forte partito italiano e di avere così un via libera alla riforma, alla manomissione dell’articolo 18. Non né un caso che al presidente del Consiglio abbia fatto eco un loquace segretario del Pdl, Angelino Alfano. “Monti ha detto che per lui è importante fare un buon lavoro e non tirare a campare. Siamo d’accordo- sottolinea il segretario per conto di Berlusconi-: o si fa una buona riforma o nessuna riforma”.  Da Bersani arriva una risposta inequivocabile: “Non vedo una crisi di governo, anche perché abbiamo preso l’impegno di sostenerlo fino al 2013 e intendiamo mantenerlo. Il Paese è prontissimo e Monti lo ha già visto, ma per aiutare il Paese ed affrontare l’emergenza bisogna che ci sia un buon dialogo e non un distacco tra la sensibilità del Paese e l’azione del governo”. Il Pd vuole portare in porto la riforma del lavoro, ma cambiandola “e correggendo le lacune che ci sono”. Il riferimento resta “il modello tedesco, che garantisce equilibrio tra diritti e coesione sociale”.

Servono le riforme con il consenso

E al ministro Fornero ,Bersani manda a dire: “Qui non è questione di cedere ma di ragionare. Servono le riforme con il consenso perché questo è un elemento che può dare fiducia ai mercati italiani ed internazionali”. Per quanto riguarda il Pd che nei giorni passati aveva registrato posizioni  di dissenso nei confronti di Bersani, del responabile dell’economia, Stefano Fassina, dell’ex ministro Cesare Damiano si deve registrare l’approvazione unanime della relazione del segretario, compreso anche il senatore Ichino, capofila dei “ montiani” dice che la legge va corretta. C’è stata una lunga discussione molto partecipata – ha detto il segretario  del Pd -l’unanimità del voto sulla relazione non deve lasciare intendere che la mia sia stata una relazione nebbiosa. Anzi. Più di altre volte ho cercato di mettere chiarezza su alcuni temi fondamentali del nostro impegno politico. Sappiamo di avere una grande responsabilità e mettiamo la nostra sensibilità sui temi sociali a disposizione perché il governo prenda l’indirizzo giusto e arrivi ai risultati che si propone con il nostro contributo che certo non è esclusivo ma rilevante e che noi riteniamo decisivo”.  

 

Niente crisi di governo ma il voto del Pd è decisivo

Ha tenuto, più volte nella sua relazione,rimarcare e ricordare a Monti che  “il voto del Pd è decisivo” e, quasi perdendo la pazienza ha proseguito: “Non vedo affatto all’orizzonte una crisi di governo. Ma di cosa stiamo discutendo? Dalle liberalizzazioni al ‘salva Italia’ ci sono sempre state modifiche». Tanto più che, «l’asse della riforma ci interessa portarlo a casa. La preoccupazione vera è la condizione reale nei prossimi mesi dei cittadini italiani». Il “ salva Italia”, appunto ha ridimensionato radicalmente iol progetto del governo sulle liberalizzazioni, farmacisti, tassisti, professionisti, banchieri lo hanno reso all’acqua di rose. Ma il presidente del Consiglio  non ha mosso ciglio. Non ha detto “ se non siete pronti, non chiederemo di continuare”.  La novità è appunto l’unanimità del voto, da Fassino a Franceschini, Bindi,Finocchiaro a Ichino, Gentiloni, Follini, Fioroni addirittura plaude alla relazione che “mette d’accordo , progressisti e moderati,” tutti d’accordo sugli emendamenti per  modificare le misure del governo sull’articolo 18 e per migliorare e perfezionare il testo  licenziato dal consiglio dei ministri. Il segretario del Pd indica anche un metodo di lavoro . “Proponiamo di abbassare i toni e chiediamo alle forze parlamentari di riflettere sui punti controversi» della riforma che approda in parlamento, ha affermato  il segretario del Pd.

 

Pd  e gruppi parlamentari per dialogare con i gruppi sociali

“Fisseremo un presidio sul lavoro, un tavolo con gruppi parlamentari e partito» nel quale si dialogherà con i soggetti sociali. «Nelle prossime settimane non servono proposte estemporanee»; Il Pd non dev’essere un partito «con cento voci». E già che c’era parla della legge elettorale: è “prioritaria e indifferibile una nuova legge”.  Una battuta a chi, a partire dai  media anche “ liberal”, parla di un  Pd subordinato alla Cgil . “ Rifiutiamo- dice- di essere descritto come al carro di questo o quel sindacati.

 

D’Alema: non stiamo scrivendo il libro “Cuore”

I Democratici non sono «né codisti, né ideologici». In questo clima che vede Veltroni d’accordo con Bersani, D’Alema d’accordo con Veltroni , l’ex presidente del Consiglio e attuale presidente del Copasir non manca di togliersi i sassolini dalle scarpe: “ Non stiamo scrivendo il libro Cuore” e poi definisce novelli Willy Coyote quelli che “volevano farci un agguato, puntavano a spaccare il Pd, ma sono finiti come il personaggio dei  Looney Tunes…”.

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