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Alcoa. E’ stato raggiunto l’accordo in nottata. Ritirata la procedura di mobilità

ULTIM’ORA – E’ stato raggiunto l’accordo al Ministero dello Sviluppo economico sulla vertenza Alcoa. 

Dopo una giornata di negoziati, accompagnati dalle proteste dei lavoratori sardi arrivati a Roma per seguire da vicino la trattativa, si è giunti in nottata al passo indietro dell’azienda, che ha deciso di ritirare la mobilità e di consentire agli operai di restare al lavoro fino alla fine dell’anno.

 

Per almeno un anno, inoltre, l’impianto sarà mantenuto in condizioni di efficienza, così da garantire – nel caso del subentro di nuovi azionisti – una pronta ripresa della produzione. L’accordo prevede inoltre un impegno straordinario del governo per trovare soluzione al problema del costo dell’energia elettrica, oltre a un impegno delle istituzioni regionali e locali a migliorare la dotazione infrastrutturale del territorio.

 

“Uno storico accordo: ritirati i licenziamenti e assicurata la continuità industriale fino a fine 2012”. Il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli ha commentato in questo modo l’esito della trattativa al Ministero dello sviluppo economico sulla vertenza Alcoa. Ma ha anche aggiunto “la partita non è chiusa” – “Ora bisogna costruire le condizioni di competitività per la cessione e la continuità industriale”.

“Giovedì – conclude Bentivogli – si svolgeranno le assemblee a Portovesme con i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm in cui lavoratori valuteranno l’accordo”.

 

Passera:  massimo impegno ma esito non garantito

 

ROMA – La rabbia e l’ira dei lavoratori dell’Alcoa è giunta oggi dalla Sardegna fino a Roma.

 

Un corteo di 350 operai con trombette, fischietti e caschetti da lavoro, è partito questa mattina da Piazza della Repubblica per dirigersi poi al Ministero dello Sviluppo economico, in via Molise,  per seguire il vertice che vede impegnati i dirigenti dell’azienda, gli esponenti del governo e i sindacati.


Gli operai  protestano infatti contro la multinazionale statunitense dell’alluminio di Porto Vesme che intenderebbe lasciare il sito sardo. Alta dunque la tensione tra i lavoratori per una vertenza alquanto impegnativa, tutt’altro che semplice da gestire e dove il risultato al momento non trova ancora una risposta certa e concreta.

 

Il sit-in dei lavoratori è sfociato quindi in una manifestazione dalle proporzioni più serie, comprensiva di tafferugli, con annesso  lancio di bombe carta, petardi e fumogeni. In alcune vie del centro il traffico è stato interrotto. Una sorta di bomboletta ha addirittura colpito il capogruppo del Pd in Consiglio regionale della Sardegna, Giampaolo Diana, in pieno volto. L’esponente politico è caduto a terra, stordito, proprio a pochi passi dalla presidente dell’Assemblea sarda Claudia Lombardo. 

 

I lavoratori hanno voluto far sentire la loro protesta, la loro rabbia ma soprattutto la loro disperazione sapendo di rischiare il proprio posto di lavoro e il proprio futuro. Questa disperazione ha fatto perdere ad un certo punto il controllo della situazione. “Ci stanno chiudendo lo stabilimento, siamo pronti a qualsiasi iniziativa possa dare risalto alla vertenza” – dichiarano alcuni di loro – “Chiediamo solo di lavorare”. Un operaio, Sandro P. (52 anni), sottolinea: “Ricordiamoci che si tratta di una zona con il più alto tasso di disoccupazione in Italia”. Un altro lavoratore, Nicola Barca (26 anni), alla domanda se tra gli operai ci fosse molta tensione risponde: “Non è ancora niente, dipenderà dall’esito dell’incontro”.

 

Un incontro non facile, dove il fine dovrebbe essere quello di salvaguardare non solo il lavoro ma anche il patrimonio industriale. Al vertice tra gli esponenti del governo sono presenti il Sottosegretario Claudio De Vincenti e il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera che ha riconfermato l’impegno di questo governo quale “facilitatore” per una vertenza definita “strategica” per la Sardegna e il Sulcis. 

 

Tuttavia le sue dichiarazioni non hanno lasciato però troppo ben sperare in relazione ai traguardi finali della trattativa in corso: “Come governo stiamo facendo il massimo per facilitare le trattative, ma tutti sappiamo bene che non è garantito il risultato, perché ci muoviamo in un settore molto difficile”.  

 

Dura a questo punto la reazione di Mauro Pili, deputato sardo del Pdl, che di fronte alle parole di Passera ha dichiarato: “Avevamo chiesto la presenza del ministro perché da lui ci saremmo aspettati un percorso concreto, una soluzione e non una valanga di dubbi e perplessità. Aver evitato di tracciare una soluzione ed essersi affidato al buon senso lascia comprendere quanto questo governo sia inadeguato ad affrontare questa vertenza. A distanza di due mesi il governo, il ministro in prima persona, non ha portato niente di nuovo rispetto alla confusione che regna al Ministero sulla vertenza”.

 

Le parole del ministro hanno irritato non poco anche i lavoratori Alcoa, ormai esasperati da un governo dimostratosi finora inoperativo  e silente ed hanno ritenuto Passera colpevole di aver dedicato solo 10 minuti alla discussione con i loro rappresentanti. Come segno di protesta contro il ministro alcuni manifestanti hanno bruciato insieme alle tessere elettorali anche una bandiera italiana. I protagonisti del gesto sono stati subito rimproverati e insultati dagli altri manifestanti.  

 

Tuttavia la tensione ha continuato a salire ulteriormente ed è a questo punto che si sono verificati una serie di scontri con tanto di bastonate, manganellate e lancio di oggetti  tra i manifestanti e le forze di polizia che presidiano l’ingresso di via Molise. Alcuni lavoratori con bastoni si sono lanciati contro gli scudi delle forze dell’ordine, polizia e carabinieri hanno cercato poi di contenerli così come alcuni rappresentanti sindacali hanno cercato di calmare i manifestanti più agguerriti. Sono successivamente continuati i cori e solo qualche lancio occasionale di petardi e bombe carta, questa volta non rivolti alle forze di polizia però,  si è dunque poi ristabilito un più pacifico sit-in.

 

Intanto l’incontro con il governo è ripreso alle 14.00 dopo una  sospensione durata circa un’ora.

 

Il Presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, sceso per aggiornare i lavoratori ancora in Via Molise,  ha illustrato la sua posizione evidenziando alcuni punti essenziali  ed imprescindibili relativi alla vertenza.  Il punto fondamentale attiene alla continuità produttiva dello stabilimento in attesa di nuovi acquirenti e innanzi tutto alla scadenza del 4-6 aprile che porterebbe al licenziamento dei dipendenti e che avrebbe conseguenze devastanti sul territorio, quindi inaccettabile. Necessità primaria secondo Cappellacci sarebbe eliminare tale scadenza per consentire una discussione più serena e soprattutto finalizzata a un esito positivo per continuare la trattativa con i potenziali interessati. 

 

Molti esponenti della politica hanno espresso piena solidarietà ai lavoratori dell’Alcoa tra questi Paolo Ferrero che ha affermato “servono posti di lavoro non manganelli”,  sottolineando la necessità di un intervento diretto del governo in grado di garantire la tenuta dell’apparato industriale e soprattutto dell’occupazione, evitando di gestire i conflitti sociali solo come un problema di ordine pubblico e non come una drammatica emergenza occupazionale.

 

 


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