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Monti sponsor di se stesso, lancia un monito ai partiti ma “santifica” Berlusconi

ROMA – Il Premier mostra il suo vero volto. Lo fa sparando attraverso le agenzie di stampa, usando la comunicazione per far sapere che è più forte dei partiti. Non riflette però sul fatto che sono stati proprio loro a chiamarlo a svolgere questo compito. 

Inutile che l’ex Pofessore della Bocconi si mascheri da tecnico quando sta facendo più politica del politico più consumato! Non sembra essere più l’uomo che si era messo a disposizione del Parlamento, quanto colui il quale mostra spavaldamente un volto deciso che lo aiuta nell’esternare affermazioni che non lasciano dubbi. Dall’altro capo del Mondo giungono le sue dichiarazioni che hanno il chiaro sapore di un monito nei confronti degli stessi partiti che lo hanno fortemente voluto: “Nonostante il calo degli ultimi giorni, a causa delle misure sul mercato del lavoro, il governo gode di un forte consenso nei sondaggi di opinione, ma i partiti no”, afferma infatti lo stesso Premier. Si cautela sottolineando che il compito dell’esecutivo tecnico “è e deve essere un’eccezione, quindi la vita politica tornerà ai partiti”, ma subito riprende lo scettro e ‘lancia in resta’, dettando il suo duro segnale: “Quando però questi torneranno al potere saranno un po’ diversi perché più consapevoli di prima rispetto alla richiesta di governance da parte degli italiani, mentre in passato l’offerta è stata carente”.  

Su quali basi poggiano queste riflessioni non è dato a sapere.  Evidentemente Monti non vede, non sente e se c’era dormiva.
Da mesi non passa giorno in cui non ci sia una protesta, uno sciopero, una dimostrazione; le trattative con le parti sociali e le forze politiche sono sempre altalenanti e trovano ampio sconcerto tra i Cittadini che sono stanchi di essere trattati come le ultime ruote del carro. L’Italia di Monti sta diventando sempre di più un paese a due velocità con un divario tra ricchezza e povertà che ha ampliato la sua forbice. Si parla solo di tasse e tagli, che oltretutto colpiscono prevalentemente i lavoratori dipendenti. Si è voluto, inspiegabilmente,  rinunciare all’applicazione di una patrimoniale sui “mega redditi”; si parla solo ed esclusivamente della fase in uscita dal mondo del lavoro come se questa fosse la soluzione che crea nuove prospettive.   Ma di quale consenso sta parlando Monti?  

Addirittura ripesca e rivaluta l’uomo politico che negli ultimi anni ha devastato l’Italia facendola diventare lo zimbello d’Europa.  Il riferimento di Monti alla “saggezza” di un leader come Silvio Berlusconi, definito come l’uomo al quale si dovrebbe riconoscenza per essersi dimesso “senza essere stato battuto in Parlamento” ha veramente qualcosa di incredibile.   
Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla collocazione politica di questo “Tecnico” intriso di valori candidi e circoscritti solo ai numeri, è servito.

Le conclusioni di queste incredibili dichiarazioni fanno riferimento alla speranza che “Questo sia un anno di trasformazione per l’Italia, non solo per rimediare alle cause della crisi, ma per consolidare la situazione finanziaria e per porre le basi di una crescita più forte”.
Ricapitolando: monito ai partiti, accusa alle precedenti gestioni politiche, santificazione del passato governo Berlusconi.  La contraddizione è oltretutto evidente: Monti critica i partiti che hanno “lavorato” in questi ultimi anni e poi elogia il Cavaliere. Viene da chiedersi se queste note rilasciate dal premier alla stampa verranno lette anche in casa PD.  C’è da chiedersi ancora, se il marchio politico indelebile che queste dichiarazioni portano con sé, verrà preso in considerazione dal maggior partito della sinistra presente in Parlamento.  Viene da chiedersi infine (e tremiamo al solo pensiero) che cosa avverrà quando gli eletti dovranno alzare la mano per votare questa scellerata riforma del lavoro proposta dallo stesso governo Monti.

Se la politica onesta vuole recuperare credibilità non può votare a favore di una proposta che ripercorre palesemente il solco in cui sguazzava il precedente governo Berlusconi. Non è solo un semplice augurio, quanto una vera e propria speranza.  Se non ci sarà una vera presa di coscienza su quella che si presenta come una situazione drammatica, l’Italia dei lavoratori e di chi crede nel lavoro come valore e fonte di vita, svanirà come neve al sole.  La perdita dei diritti acquisiti in decenni di lotte infliggerebbe un colpo letale alla società italiana e non produrrebbe alcun tipo di prospettiva futura.  In silenzio Berlusconi se la ride. Spavaldamente Monti e la Fornero sguainano la spada pronta a brandirla contro chi si opporrà ai loro voleri.

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