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Occupyamo Piazza affari. A Milano contro il modello del professore delle banche

MILANO (nostra corrispondente) –  Una grande manifestazione Nazionale, quella che si e’ svolta oggi  a Milano, organizzata dall’ USB, dal Comitato NO Debito e da tantissime altre sigle, organizzazioni, partiti e realtà che operano nel sociale.

Insomma ‘Occupyamo Piazza affari’ ha messo insieme tante realta, tutte decise a contrastare il ‘modello Monti’, del governo, della BCE-FMI e delle loro politiche che stanno massacrando quel poco di socile rimasto.

Cinquanta mila presenze tra lavoratori,  precari,  senza casa e migranti che hanno aderito all’appello di convogliare le loro vertenze in un’unica lotta.
Una piazza meticcia pronta a rispondere agli attacchi allo stato sociale, ai diritti dei lavoratori europei sotto Diktat della troika.
Il corteo partito poco dopo le ore 14.00 da Piazza Medaglie d’Oro ha attraversato corso di Porta Romana, via Santa Sofia, via Mulino delle Armi, via De Amicis, via Cesare Correnti, via Torino, via Orefici, piazza Cordusio, via Negri, per concludersi a piazza Affari, luogo simbolo della finanza internazionale.
Le parole d’ordine hanno riguardato la difesa dei beni pubblici, dello stato sociale e dei diritti. La riforma del mercato del lavoro unita a quella sugli ammortizzatori sociali e’ un duro colpo a tutta la classe lavoratrice, la forbice si allarga evidenziando sempre più’ le differenze tra i ricchi e i poveri, dove il cosiddetto ceto medio sta scomparendo lentamente.

E la modifica dell’articolo 18 rende ancor più efficace il ricatto del licenziamento, eliminando il reintegro del lavoratore in caso di illegittimo licenziamento per ragioni economiche. Imporre condizioni di lavoro peggiorative sara’ piu’ facile per il patronato, perche’ scioperare e opporsi significhera’ esporsi al serio rischio di essere licenziati con le ragioni economiche. A questo va aggiunto che gia’  l’accordo del 28 giugno 2011 fra i sindacati Cgil-Cisl-Uil-Ugl e Confindustria e l’ultima  manovra del governo Berlusconi (art. 8), hanno aperto la strada allo svuotamento del contratto nazionale di lavoro per molte categorie del paese.
Alla manifestazione oltre ai lavoratori del pubblico impiego, della scuola, ai vigili del fuoco, hanno aderito i ferrovieri : “Ci vogliono tenere fino a 67 anni ai treni senza tenere conto che quasi nessuno di noi ci arriverà in condizioni di salute adeguate”.
Lungo il serpentone colorato erano numerosi gli striscioni  dei No Tav, contro la grande opera che oltre a pesare svariati miliardi sulla pelle dei cittadini, provocherà  un danno ambientale catastrofico.

La manifestazione si e’ conclusa a piazza affari e sono stati tantissimi gli interventi che si sono susseguiti in un clima di grande preoccupazione: dai lavoratori della wagonlits, ai giovani precari, agli organizzatori del comitato no debito. Tutti uniti dalla volonta’ di costruire un percorso efficace di contrasto al sistema che sta facendo precipitare come secoli fa i lavoratori, i pensionati, i giovani verso sacrifici sempre piu’ pesanti. In cambio di un debito che coinvolge l’alta finanza.

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