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Primo aprile, elezioni storiche per il Myanmar

PECHINO (corrispondente) – Conto alla rovescia per le elezioni parlamentari suppletive del Myanmar. Domenica 1 aprile i cittadini in 45 municipi si recheranno alle urne per procedere all’assegnazione dei 48 seggi delle Camera lasciati vacanti dai deputati che hanno ottenuto incarichi di governo.

Le aspettative sono altissime: l’appuntamento costituirà un importante banco di prova per saggiare l’effettiva volontà della giunta di portare avanti un processo di democratizzazione. Due le principali novità.

La prima, ovviamente, consiste nella partecipazione della leader della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), nonché Premio Nobel per la Pace, Auung San Su Kyi, tornata in libertà il 13 novembre 2010 dopo 15 anni di arresti domiciliari. L’NDL è stato iscritto ufficialmente come partito lo scorso 5 gennaio e con i suoi candidati si propone di fronteggiare la formazione di governo, il Partito per l’Unione, la Solidarietà e lo Sviluppo (Usdp).
Il 26 marzo la “Lady di Rangoon” aveva dovuto interrompere la sua campagna elettorale a causa di un malore, mentre si trovava nelle isole Mergui. Durante i suoi itinerari attraverso il Paese per rilanciare il proprio partito, “l’Orchidea d’Acciaio” ha lamentato “serie difficoltà” nella concessione di luoghi adeguati per i suoi incontri, e proprio l’improvviso malessere sarebbe subentrato in seguito ad un viaggio reso particolarmente stressante dal divieto imposto dalle autorità ad utilizzare un traghetto abbastanza grande da trasportare tutti suoi seguaci senza dover ricorrere a più battelli; fattore, questo, che ha triplicato la durata del tragitto.

Ma non solo. Lo scorso 10 marzo la Signora aveva accusato la giunta militare di aver censurato parte di un suo discorso nel quale la dichiarava responsabile di aver manipolato la legge elettorale ai danni dell’opposizione.”Ho dovuto sottoporre il mio discorso a un controllo e un paragrafo è stato censurato”, ha dichiarato il Premio Nobel per la Pace in un’intervista a Radio Free Asia, “La parte in cui si sosteneva che il governo militare aveva utilizzato regolarmente la legge per reprimere il popolo è stata censurata”. Proprio in queste ore la “Lady di Rangoon” avrebbe detto in una conferenza stampa di non ritenere che le votazioni di domenica possano considerarsi “libere e giuste, se si tiene conto di ciò che è avvenuto nei mesi passati.”

Insomma, nonostante i buoni propositi con i quali il nuovo governo civile sta cercando di conquistarsi le simpatie della comunità internazionale (liberazione di centinaia di prigionieri politici, sospensione dei lavori della diga di Myitstone ecc..) rimangono ancora forti dubbi sulla sua reale buona fede. La posta in gioco è alta. Si tratta niente meno che delle sanzioni economiche che incombono sul Paese dei Pavoni dal 1997, volute dall’allora presidente Usa, Bill Clinton e sottoscritte dall’Ue (ammorbidite lo scorso febbraio da 150 milioni di euro di fondi da elargire in 2 anni)
Nonostante la visita storica del segretario di Stato americano Hillary Clinton, avvenuta lo scorso dicembre (link), le sanzioni sono state lasciate lì dove erano, nell’attesa di cambiamenti concreti; per la loro revoca occorrerà attendere il via libera del Congresso.

Intanto ulteriori riserve pesano sulle elezioni di domenica: denunce di irregolarità da parte della Nld, tensioni armate nello Stato settentrionale Kachin dove il voto non si potrà tenere in tutte le circoscrizioni, respingimento di due osservatori australiani, critiche agli standard di osservazione elettorale.

Poi però c’è l’altra grande novità, che accanto alla partecipazione di Aung Saan Siu Kyu renderà il 1 aprile 2012 una data da non dimenticare per la Birmania. Per la prima volta, infatti, il Myanmar aprirà le sue porte a media e osservatori, così da concedere una documentazione in tempo reale delle procedure elettorali. La J-School News Lab, che offre un programma di formazione per i giornalisti birmani, curerà un canale su Youtube dedicato alle suppletive del 1 aprile. Qui verranno riportati i servizi originali realizzati sul campo, le notizie battute dai mass media locali nonché dalle emittenti internazionali. Si stima che siano circa 300 i reporter stranieri dotati di regolare visto per poter entrare in Myanmar nei giorni delle votazioni. Un evento storico se si considera l’ermetismo che ha da sempre contraddistinto il governo di Naypydaw.

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