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“”Diaz, non lavate questo sangue”: un film forte, che va visto. Recensione. Trailer

ROMA – Diaz è un film. Non è un processo, non è un libro d’inchiesta. È un film che dopo undici anni riapre la ferita del G8 di Genova e che di quei fatti vuole raccontare il crimine più grande.

Quella che, nella parole di Amnesty International è stata “la più grande sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Nella notte del 21 luglio 2001 trecento uomini della polizia fanno irruzione nella scuola Diaz di Genova, adibita a dormitorio per manifestanti e giornalisti che hanno partecipato al G8. Sarebbe dovuta essere un’operazione per liberare l’edificio dal “blocco nero”, dal gruppo di black bloc che ha devastato la città nei giorni precedenti. Ma diventa un massacro in piena regola. Nessuno viene risparmiato. Bastonate e calci in faccia. Caschi blu, volti coperti da un fazzoletto rosso, contro cittadini inermi avvolti nei sacchi a pelo. Spaccano gambe, denti e teste di persone capitate lì per caso. Pochi italiani, ma molti tedeschi, spagnoli, finlandesi che chiedono aiuto. Inutilmente.

Abusi, pestaggi e violenze che ora sono diventati un film, diretto da Daniele Vicari e prodotto da Fandango. La telecamera esplora le ore precedenti all’incursione nella scuola Diaz: non ci sono protagonisti, ma lo sguardo scivola da un viso all’altro, mostrando le stesse scene da occhi diversi. Un giornalista, un vecchio sindacalista, un militante del Genoa socialforum, una ragazza tedesca, un black bloc francese. Storie che si intrecciano e si confondono, al fianco di quelle dei poliziotti che quella notte erano in servizio. Ma il film non si ferma qui. Segue gli oltre 90 arrestati il giorno dopo, in ospedale e poi nella caserma di Bolzaneto dove le violenze non si fermano. Le torture a cui vengono sottoposte decine di ragazzi vengono descritte a ciglio asciutto, implacabili come l’obiettivo di una telecamera. Che non risparmia niente.

Diaz è un film forte, che va visto. È un pugno nello stomaco dopo l’altro, uno per ogni colpo di manganello sulle teste e sui corpi di chi quella notte ha avuto la sfortuna di scegliere la scuola Diaz come dormitorio, in attesa di lasciare Genova dopo tre giorni di manifestazioni. Gli sguardi terrorizzati e le urla di dolore di quei ragazzi in balia di una furia che va al di là di ogni umana comprensione, restano indelebili nella mente dello spettatore, anche ore dopo aver lasciato la sala.

L’irruzione dei poliziotti nella scuola è una ricostruzione fedele degli atti processuali, momento per momento, violenza per violenza. Dal pestaggio del giornalista inglese Mark Covell e del collega del del Resto del Carlino Lorenzo Guadagnucci, dalla giovane Lena Zhulke picchiata a sangue e trascinata per i capelli in stato di incoscienza giù dal quarto piano, fino alla scena spaventosa di una ragazza in una pozza di sangue in stato di coma che farà urlare a Michelangelo Fournier, vice comandante del Settimo nucleo del Reparto mobile di Roma le ormai famose parole “Basta, basta”. Nel film è Max, interpretato da un bravo Claudio Santamaria: “Io con questi macellai non ci lavoro più” dice, capace di indignarsi, ma non fino in fondo. Ci sono poi gli altri fatti emersi dagli atti dei processi: la raccolta delle false prove, le molotov trovate altrove e portate nell’istituto, la coltellata che un agente si diede da solo, la conferenza stampa la mattina successiva che racconta la versione dei vertici della Polizia. Forse quello che in parte manca è la possibilità di capire da vicino il comportamento degli altri dirigenti. Figure che si sono giustificate dicendo d’aver raggiunto la scuola, “quando tutto era terminato”. Ma il compito di Diaz, appunto, non è quello di rivelare dei colpevoli. Si schiera, sì, ma dalla parte delle vittime innocenti. Senza ideologie e giustificazioni vuole denunciare le violenze inaudite di cui si è macchiata la Polizia italiana. E ci riesce.

DIAZ – DON’T CLEAN UP THIS BLOOD

REGIA: Daniele Vicari
SCENEGGIATURA:Daniele Vicari, Laura Paolucci
ATTORI:Elio Germano, Claudio Santamaria, Rolando Ravello, Aylin Prandi, Alessandro Roja, Monica Birladeanu,Jennifer Ulrich, Renato Scarpa, Davide Iacopini, Paolo Calabresi, Fabrizio Rongione, Ignazio Oliva
FOTOGRAFIA: Gherardo Gossi
MONTAGGIO: Benni Atria
MUSICHE: Teho Teardo
PRODUZIONE: Fandango, Le Pacte, Mandragora Movies
DISTRIBUZIONE: Fandango
PAESE: Francia, Italia, Romania 2012
DURATA: 127 Min

AL CINEMA DAL 13/04/2012

Diaz, non lavate questo sangue – trailer

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