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ÈCU: Il cinema? Una passione senza confini

PARIGI (corrispondente) – Tutto esaurito per l’ÈCU film festival, dopo la serata di apertura, la prima giornata ha registrato un’affluenza record, tantissimi i giovani presenti oggi soprattutto studenti provenienti da diversi parti del mondo e desiderosi di scoprire il miglior cinema indipendente.

I giurati sono già a lavoro e continuano a vedere e rivedere film in cerca del verdetto finale. Aggirandosi per le sale del 7 Parnassiens e dell’Action Christine, non è difficile incontrare personalità tanto diverse eppur complementari tra loro: Naween Noppakun venuto dalla Thailandia per proiettare il suo primo film a Parigi nella sezione ÈCU Firsts, Mauro John Capece abruzzese in concorso con The Poet, che domani sarà proiettato in prima mondiale e Rita Broka giornalista, sceneggiatrice e documentarista della Lettonia che è in concorso con il documentario M Ferma. Tre nazioni, tre culture diverse eppure nonostante le distanze geografiche e le differenze culturali questi tre registi sono accomunati da una grande passione: il cinema. I registi, infatti, pur avendo budget ridotti hanno deciso di essere a Parigi e di presenziare alle loro proiezioni. L’ÈCU non solo è una vetrina internazionale, ma è un network che permette loro di conoscere e confrontarsi con realtà culturalmente e lavorativamente diverse che senz’altro arricchiranno il loro bagaglio esperienziale.

 

Probabilmente la cosa più bella e incoraggiante di tutto questo festival è vedere persone di talento e in piena fase creativa inseguire i loro sogni, esse hanno una forza e una determinazione tale che neanche le difficoltà burocratiche e la mancanza di denaro riescono a scoraggiarli, ma anzi vanno avanti e producono nonostante tutto e tutti il proprio film. L’aria che si respira nelle sale di questi cinema è diversa da quella che si trova nei festival dei grandi nomi, qui i lustrini lasciano il posto a jeans e scarpe da ginnastica, cioè che conta è il film, il prodotto. Anche se la sala è piena e non ci sono più poltrone libere, non importa ci si accomoda sul pavimento o si resta in piedi perché ciò che conta è poter guardare i film. Non ci sono limiti di età, le proiezioni sono per chi ama il cinema, e poco incide se il tuo vicino ha novanta anni o solo quattordici, o se due file avanti a te c’è persino un bellissimo esemplare di Labrador sdraiato sul pavimento che assiste alla proiezione in corso, qui ancora una volta a farla da padrone è il cinema. Il simpatico Labrador, infatti, non è un randagio capitato per caso in sala, ma è qui con il suo padrone e famiglia a seguito, sono venuti dalla Germania per assistere alla proiezione del film in cui lo stesso padrone è parte della troupe. L’ÈCU, ancora una volta dimostra come i confini geografici possano essere abbattuti quando la passione e la volontà diventano il motore di tutto, varcare la porta di quella sala per un regista e la sua troupe vuol dire tagliare un traguardo, vuol dire aver fatto un buon lavoro ed è l’incipit per un nuovo stimolo creativo. Nessuno di loro dimenticherà questa esperienza né i vincitori né i vinti.

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