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L’Italia della rassegnazione in uno Stato colpevole. Epidemia di suicidi

In tre anni chiuse 33mila aziende. Il 18 aprile fiaccolata a Roma

ROMA – Non esistono numeri certi su quante persone si sono suicidate a causa della crisi economica. Alcune associazioni di settore riportano che dall’inizio del 2012 siano almeno una ventina il numero di coloro che si sono tolti la vita. La Cgia di Mestre oggi parla, invece, di 23 suicidi di imprenditori, 9 di questi, pari al 40% del totale, in Veneto.  E sempre secondo i dati della Cgia un’impresa su due, precisamente il 49,6%, chiude i battenti entro i primi cinque anni di vita. Ma alcune associazioni  azzardano cifre molto più consistenti, addirittura mille.   Si tratta di donne e uomini, siano essi imprenditori o dipendenti che vedono la loro azienda crollare, magari sotto la scure di Equitalia, oppure vedono la loro condizione occupazionale precipitare improvvisamente nella mobilità, nella cassaintegrazione, o peggio ancora,  nella più neradisoccupazione. 
L’unico dato certo è che dal 2009 al 2011 in Italia hanno chiuso i battenti ben 33mila imprese, soprattutto le medie e le piccole, ovvero quelle che rappresentano, o meglio rappresentavano, il cuore pulsante dell’economia italiana. E se pensiamo che un terzo dei fallimenti delle aziende sarebbe stato provocato dai mancati pagamenti della pubblica amministrazione, c’è da mettersi le mani sui capelli.
Insomma, lo Stato può pagare anche dopo 7 mesi, come riporta uno studio condotto dalla Confederazione nazionale dell’artigianato,  ma se a pagare è un cittadino comune lo deve fare subito altrimenti la sua inosservanza potrebbe trasformarsi in un vero e proprio incubo. Anche questo, purtroppo, fa parte del sistema Italia sempre meno credibile, governo Monti incluso, il quale come la legislatura che lo ha preceduto fa orecchie da mercante quando si tratta di porre rimedi a questo dilagante fenomeno.

Per questo motivo Adiconsum e Filca-Cisl hanno dato vita ad un’associazione molto particolare, ovvero quella dei familiari degli imprenditori suicidi. Un modo per portare l’attenzione verso “le vittime dell’indifferenza del silenzio e della solitudine in cui sono immersi tanti lavoratori, consumatori, piccoli imprenditori e le loro famiglie a causa della pressione fiscale e della crisi economica”. 

 

Tuttavia il vero dramma rimane sempre l’immobilismo delle istituzioni, l’incapacità politica di gestire un fenomeno che non può essere congedato con un semplice “mi dispiace” o “tante condoglianze”.


L’esposto presentato recentemente alla Procura di Roma da parte della Federcontribuenti parla chiaro, perchè la richiesta formulata ai magistrati è quella di indagare dietro ai siuicidi e accertare se dietro  vi siano responsabilità istituzionali. C’è addirittura chi, come il senatore dell’Idv Stefano Pedica, si dice pronto a raccogliere le firme per abolire Equitalia, il braccio violento dell’agenzia delle Entrate, capace di mettere in atto veri e propri atti persecutori spesso ai danni di quei soggetti deboli già penalizzati da questa crisi economica.


Intanto mercoledì 18 aprile alle 20 è stata organizzata una fiaccolata  al Pantheon di Roma. “Mai più suicidi” è il grido d’allarme lanciato da molte associazioni che hanno aderito all’iniziativa, quali la  Federlazio, Casartigiani, Coldiretti,  Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, Legacoop, Unindustria, Cgil, Cisl, Uil e Ugl. 
Ben venga la fiaccolata ma qui c’è bisogno di dare uno scrollone a questo immobilismo di un governo cosiddetto tecnico, che sembra aver dimenticato i veri principi a cui si dovrebbe ispirare: quelli della Costituzione.

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