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Ci si deve cominciare a preoccupare di vivere in Italia. Ci si deve preoccupare perché, come afferma l’ex partigiana e tuttora resistente Maria Pellegrini Ferri, in una intervista apparsa sul libro/dvd “Ribelli”, «Purtroppo il nostro Paese vive sotto una cappa di piombo che è quella del Vaticano».

Tutto quanto è ‘spiacevole’ per la Chiesa cattolica, anche quando è ben visibile ed esplicito, viene annullato dai media. L’annullamento capillare di tutto ciò che è scomodo è pervasivo ed è scrupolosamente seguito dai solerti servi del potere pluto-teocratico che censurano, censurano, censurano.
E allora leggiamo su El Pais un articolo apparso il 16 febbraio: «El máximo responsable de la última dictadura militar habló con la revista española Cambio 16. Dijo que recibió la colaboración de la Iglesia y el empresariado». Praticamente l’articolo afferma che Jorge Videla – l’uomo che ha guidato la dittatura militare in Argentina dal 1976 al 1981 e che attualmente sta scontando due ergastoli – ha concesso un’intervista alla rivista spagnola ‘Cambio 16’ in cui l’ex dittatore conferma che le gerarchie della Chiesa cattolica e i dirigenti delle imprese argentine collaborarono con gli assassini dei desaparecidos.
Alcuni giornali italiani, convinti di appartenere alla cultura di sinistra, parlano della “Disposiciòn  Final”, parlano della responsabilità dei militari, parlano dei mandanti che appartenevano ad una grossa fetta dell’imprenditorialità argentina degli anni ‘70… ma non parlano della collaborazione che Chiesa cattolica argentina diede a questi mostri che ora, come sta facendo Videla, si vantano di aver compiuto questo genocidio.
Eppure, anche dal punto di vista prettamente professionale sarebbe un piatto succulento. Vedere una giornalista apparire sugli schermi svelando ciò che tutto il mondo sa, da sempre, di questi crimini della Chiesa cattolica, sarebbe quello che si dice un grande scoop.
E invece niente. La maggior parte degli italiani, soprattutto i credenti italioti, non sapranno forse mai che la Chiesa cattolica argentina, guidata da colui che le madri di Plaza di Mayo maledirono, il defunto Karol Woytjla, come scrive Horacio Verbitskynel suo libro ‘L’isola del silenzio’, non fu solo complice di questa tragedia, ma artefice.

La responsabilità delle morti atroci di trentacinquemila giovani spariti per sempre per i giornalisti italiani è una verità dimezzata: anche adesso che si aprono altri spiragli di verità, grazie alle interviste a Videla sulla rivista spagnola “Cambio 16”, e al libro di Ceferino Reato sulle “disposizioni finali” che uscirà tra breve in argentina, i media italiani scrivono della responsabilità dell’imprenditoria argentina che collaborò fortemente con i militari ma si dimenticano di riportare quanto Videla afferma sui crimini della Chiesa cattolica. “No olvide que incluso teníamos a los capellanes castrenses asistiéndonos”. Dice Videla al giornalista di non dimenticarsi che loro avevamo l’assistenza dei cappellani militari, intendendo quei preti in divisa che accompagnavano i militari nei “voli della morte”. Questi preti criminali avevano il compito di acquietare la coscienza dei militari che gettavano i giovani vivi dagli aerei dicendo loro che ciò che facevano era sacrosanto.

Tra l’altro i giornalisti italiani non danno neppure notizia del ‘pentimento’ della gerarchia ecclesiastica argentina, come invece hanno fatto i giornali di tutto il mondo dove la cappa di piombo ecclesiale è più leggera.
Il giornalista argentino Mario Paoletti invece parla con coraggio di questo falso “arrepentimiento” ecclesiastico:
“En Argentina, la Iglesia católica y el Ejército acaban de pedir perdón por sus crímenes durante la dictadura de Videla. La Iglesia ha tardado 24 años en pedir ese perdón. En cuanto al Ejército ya lo había hecho antes, pero por alguna razón ha creído que tenía que volver a hacerlo. Se trata de pedidos de perdón un poco vagos, sostenido en palabras que sobrevuelan la tragedia sin profundizar en él.
Alguna prensa, sin embargo, ha hablado de “arrepentimiento”. Error: quienes han pedido estos perdones no han tenido participación directa en el genocidio argentino. Los verdaderos responsables (varios cientos de sacerdotes, más de la mitad de los obispos y el 90% de los oficiales y suboficiales que estaban en funciones entre 1976 y 1982) siguen sin decir esta boca es mía, de modo que es imposible saber si están arrepentidos (por ejemplo, de haber asesinado al obispo de La Rioja, monseñor Angelelli, a tres sacerdotes y a varias monjas, de 180.000 detenciones ilegales, de 70.000 torturas, de violaciones y robos sistemáticos) o si sólo están incómodos. Mientras tanto, se sigue hablando de reconciliación. Creo que la reconciliación es perfectamente posible si hay arrepentimiento sincero. Los pasos tendrían que ser los siguientes:

1. Las Fuerzas Armadas y la Iglesia abren sus archivos (sin trampas, claro) sobre la represión.
2. Todos los que participaron del genocidio escriben una declaración contando qué, cómo y con quiénes lo hicieron. A partir de allí se podrá empezar a creer en el arrepentimiento y enterrar el pasado.
In sostanza Paoletti afferma che quello della Chiesa cattolica è un falso pentimento che tra l’altro arriva solo 24 anni di silenzio sul genocidio. Dice anche che questo ‘pentimento’ è molto vago e sostenuto da parole evanescenti che non approfondiscono la tragedia argentina. Dice inoltre che solo quando la Chiesa aprirà i propri archivi segreti  sulla repressione e solo quando i preti e i vescovi responsabili del genocidio racconteranno davanti ai giudici come, quando e con chi compirono questi crimini, si potrà cominciare a sotterrare il passato.
Il pentimento inteso cristianamente come ‘peccato’ da espiare con un po’ di preghierine serali non placherà il dolore delle madri che non avranno mai una tomba dove porre un fiore rosso per separarsi da quei figli che avevano la sola colpa di aver un giorno immaginato una società più umana.

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