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“Hunger”. Un film raro nel nome di Bobby Sands. Recensione. Trailer

ROMA – Chi ha visto Shame e ha applaudito la straziante interpretazione di Michael Fassbender non può perdersi Hunger, il film d’esordio del videoartist Steve McQueen in cui l’attore tedesco interpreta Bobby Sands, il militante dell’Ira morto nel 1981 dopo 66 giorni di sciopero della fame nel carcere di Long Kesh, vicino Belfast. Il digiuno fu l’ultima arma a disposizione degli attivisti irlandesi che si battevano per l’unificazione dell’Irlanda del Nord all’Eire.

Dopo la protesta delle coperte, conseguente al rifiuto di indossare le uniformi carcerarie, e quella dello sporco – trascurare l’igiene personale e insozzare le celle – i prigionieri continuarono a manifestare la loro opposizione allo Stato usando l’unico strumento a disposizione, ovvero il loro corpo. Nell’inferno del penitenziario ribattezzato The Maze (il labirinto) persero la vita dieci attivisti, tra cui Sands che in quei 66 giorni fu anche eletto membro del parlamento britannico. Il lavoro che Fassbender fa sul suo corpo è impressionante: meno trenta chili per un’interpretazione che in altri tempi sarebbe stata premiata con l’Oscar.

McQueen confeziona un film raro, in cui la brutale violenza dei carcerieri si combina con la delicatezza della composizione dell’immagine. In Hunger coesistono grazia e disumanità, tra manganellate e perquisizioni corporali, fino ai dispettucci volgari del personale del carcere. McQueen veste i panni dell’entomologo per la cura che riserva ai dettagli,  ingranditi sulla pellicola in formato 1:2,35, e per le inquadrature iperrealistiche. Sono una guardia e un detenuto appena condotto nel Maze a prenderci per mano e a condurci nel carcere prima dell’entrata in campo di Bobby Sands. In una sceneggiatura povera di dialoghi svetta un confronto serrato fra l’attivista e un sacerdote, interpretato da Liam Cunningham, ripreso con un piano sequenza di circa 20 minuti. È a lui che Sands comunicherà la decisione di iniziare il secondo sciopero della fame e quindi di andare incontro alla morte. Un dialogo che non risparmia a tratti l’ironia in cui Bobby Sands dischiude le ragioni della sua lotta, la sua dignità e il suo coraggio. Gli evidenti richiami all’iconografia cristologica sul corpo scarnificato di Fassbender traggono origine proprio da questo dialogo. Come per le scene di violenza in cui il regista non ci risparmia nulla, anche per la scena della confessione del protagonista McQueen ci obbliga a guardare e dunque a riflettere.

Hunger è stato presentato al Festival del cinema di Cannes nel 2008 aggiudicandosi la Camèra d’Or per la migliore Opera prima, e ha fatto conoscere al mondo il vero talento di una coppia di artisti ormai prossimi al terzo film, dopo lo scandaloso Shame che è valso a Fassbender la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia. Un ringraziamento alla Bim per aver deciso di distribuire il film.


Hunger
Hunger
Di Steve McQueen
Sceneggiatura di Steve McQueen e Enda Walsh
Con Michael Fassbender, Liam Cunningham,   Stuart Graham, Raymond Lohan,   Brian Milligan

Hunger – trailer

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