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Petrolio. Passera: “Da idrocarburi 25mila posti in più”. Bonelli: “Siamo senza parole. E le rinnovabili?””

ROMA –  Il rilancio della produzione nazionale di idrocarburi porterà alla creazione di 25.000 nuovi posti di lavoro e all’aumento del pil di circa mezzo punto.

È quanto prevede il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che ha inserito la produzione di gas e petrolio tutta italiana tra le priorità della strategia energetica nazionale. Nel corso di un’audizione in Commissione Industria del Senato, Passera ha spiegato che le riserve consentirebbero di soddisfare «circa il 20% dei consumi, dal 10% attuale». Dallo sviluppo degli idrocarburi nazionali «si potrebbero attivare 15 miliardi di euro di investimenti e 25mila posti di lavoro stabili e addizionali», con una riduzione della bolletta energetica di importazione di oltre 6 miliardi l’anno, un aumento del Pil di quasi mezzo punto percentuale.

Tuttavia l’annuncio di Passera ha destato non pochi sospetti.  “Siamo semplicemente senza parole: è incredibile che il ministro punti all’aumento dell’estrazione petrolifera nazionale dal 10 al 20% dei consumi usando la scusa di 25mila nuovi posti di lavoro e sei miliardi di fatturato all’anno, ma dimenticandosi che le fonti rinnovabili hanno numeri e prospettive ben più importanti: con l’ultimo attacco alle rinnovabili infatti il governo sta mettendo in pericolo 150mila occupati reali e non virtuali come i 25 mila di cui parla Passera”. Così ha replicato il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: “Il solo fotovoltaico ha fatturato lo scorso anno 36 miliardi di euro, oltre due punti di Pil, portando nelle casse dello stato almeno 4 miliardi di benefici fiscali indiretti, mentre le rinnovabili hanno a oggi 160mila addetti che potrebbero diventare, secondo la Bocconi, 300mila al 2020”.

“Se c’era bisogno di una pistola fumante per identificare il “killer” delle rinnovabili eccola qui – prosegue il leader ecologista -. Dopo aver affossato le fonti verdi con due decreti ministeriali, ora Passera vuole regalare e svendere il poco e inquinante petrolio italiano, sul quale, è bene ricordarlo, le compagnie pagano delle royalties ridicole.
“In Italia si oscilla tra il 4% dell’offshore e il 7% dell’onshore in Basilicata, mentre si paga, complessivamente per l’estrazione, in Libia e Indonesia l’80%, in Russia e Norvegia l’80%, in Alaska il 60%, in Canada il 50% – conclude Bonelli -. Altro che sviluppo del sistema paese. Queste cifre sono un regalo alle lobby energetiche fossili le cui due principali che hanno prodotto utili nel 2011 per circa 10 miliardi di euro. Tutti denari, questi sì, che arrivano dalle bollette degli italiani”.

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