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Primo Maggio: per dare un futuro al Paese

Foto di Alessandro Ambrosin ©

Foto di Alessandro Ambrosin ©

ROMA – Perchè si chiama Festa del Lavoro, quando non c’è proprio niente da festeggiare in un mondo dove la crisi del capitalismo fa pagare prezzi enormi ai lavoratori, la disoccupazione dilaga, una nuova povertà colpisce milioni di persone, tanti e tanti bambini muoiono di fame  o colpiti da malattie curabili con semplici medicinali che non hanno.

C’è una parte del mondo che vive in pace, ma porta ancora i segni di due guerre, di regimi autoritari, di oppressioni e persecuzioni. C’è un’altra parte dove ancora si combattono guerre  cruente, si opprime, si uccide chi si batte per la libertà , la dignità, i diritti delle persone. La primavera araba ha fatto cadere tiranni, ma la democrazia è ancora lontana dal venire. In fondo anche per quanto riguarda i paesi industrializzati la democrazia può restare un guscio vuoto, fragile,o sempre più deteriorarsi se le condizioni di vita e di lavoro delle persone non vengono soddisfatte, se le libertà , i diritti della persone non si coniugano con la soddisfazione dei bisogni di vita. Il Primo Maggio, nella storia che ormai risale alla seconda metà dell’ottocento,  festeggia la conquista delle otto ore lavorative  approvata nel  1896 nell’Illinois (Usa).La Prima Internazionale  richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa. In Italia nel 1923.  

“ Se otto ore vi sembran poche”

“ Se otto ore vi sembran poche” recita una bella canzone popolare diventata simbolo della lotta per l’emancipazione e il progresso del mondo del lavoro. La conquista significava affrontare uno dei diritti fondamentali della persona: l’uso del proprio tempo, tempo di vita e tempi di lavoro, valori che  non hanno confini di tempo, sono immutabili nella storia dell’umanità.  Valori e diritti continuamente sottoposti ad attacchi, offensive per smantellarli, per  confinarli nel recinto dei ferri vecchi. Ciò che in questa giornata unifica  milioni di persone si chiama lavoro. Centrale nella vita dei popoli,  tema di scontro con il capitale . Roba che interessava il vecchio Marx che oggi ha perso ogni valore, seppur simbolico?  E proprio il capitalismo che si  morde la coda a dare sempre nuova attualità ad uno scontro fra due visioni del mondo, fra le forze della conservazione e quelle del progresso, fra i socialismi che esistono ancora e governano, sotto  diversi nomi grandi paesi, vecchi ed emergenti. Lavoro significa democrazia, libertà. Parole che ritrovano senso, proprio nei momenti in cui lo scontro si fa più duro, la crisi colpisce duro, falcidia i posti di lavoro, colpisce il tenore di vita di grandi masse popolari. E’ questa la fase  storica in cui viviamo.

La  vecchia Europa incapace ad affrontare la crisi

La vecchia Europa  si mostra incapace di affrontare la crisi. I governi di destra che gestiscono le politiche economiche e sociali attraverso organismi tecnocratici, esautorando il Parlamento europeo unico organismo elettivo,   ogni volta che si sono trovati di fronte ad una crisi hanno proclamato che bisognava trarne lezione per non ripetere gli errori del passato. Ma dopo i proclami sono subito tornate alle vecchie abitudini, affidando le sorti del nostro continente ai mercati, alla finanza. Il rigore, il pareggio dei bilanci, l’attacco al tenore di vita dei lavoratori e dei pensionati, sacrifici a senso unico diventano pane quotidiano,. crescita e sviluppo  parole vuote. Le cure proposte e applicate fanno morire i malati come è accaduto n Grecia. Portogallo, Spagna, Italia soni i paesi ora nel mirino della speculazione finanziaria. Il governo dei tecnici o dei professori ,era partito fondando il suo programma, come aveva detto Mario Monti, su tre parole “ rigore, equità, crescita”.

Ora il governo Monti cambi passo

E’ vero che il Paese era sull’orlo del baratro, che la politica del governo Berlusconi non solo aveva prodotto effetti disastrosi ma aveva anche fatto perdere credibilità in campo internazionale al nostro Paese. Ma, dicono i sindacati, di questo programma è rimasto solo il rigore, la  crescita ha affermato Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, non fa parte del dna del governo, di equità non c’è stata traccia. Al governo Monti si chiede un cambio di  passo, altrimenti non si capisce perché il Pd dovrebbe sostenerlo, all’Europa di imboccare la strada di una politica che dia concretezza alla crescita, con investimenti n ei settori della ricerca, dell’innovazione, cercando i soldi là dove sono, dando regole al mercato. Le forze politiche in Italia e in Europa che vogliono affrontare la crisi proponendo politiche alternative,  con al centro il lavoro, i diritti l’articolo 18 poer noi è diventato un simbolo di civiltà, di pace e solidarietà, sanno che possono contare su un grande movimento dei lavoratori, ma devono cambiare passo,  rinnovarsi, aprirsi alla partecipazione dei cittadini, entrare in sintonia con ,movimenti, associazioni. Una nuova stagione di lotte e di unità per dare un futuro diverso al Paese, ai lavoratori: è questo il segnale che si attende, e ci sarà, dal Primo Maggio,  Festa del Lavoro.

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