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Il popolo del Primo Maggio al governo: “Un cambio di marcia, un cambio di spartito”

ROMA – Il  lavoro, i diritti, i salari: in ogni parte del mondo queste tre  parole sono risuonate nelle strade, nelle piazze.

E’ il Primo Maggio della recessione, della crisi mondiale, nell’era della globalizzazione, che crea disoccupati, povertà, disperazione in tutti i paesi industrializzati, Europa in primo luogo. La protesta di milioni di lavoratori, di giovani e di donne che non hanno più neppure la speranza di trovare un lavoro, di anziani pensionati che ogni giorni vedono diminuire il loro potere d’acquisto, ha segnato anche in Italia questa giornata, difficile, triste ha detto qualcuno, senza dubbio di lotta ,forte, consapevole unitaria. Dai cortei nelle grandi città e nei piccoli centri, dalla  Piazza San Giovanni gremita più che mai di giovani e anche meno giovani, sono venute al governo richieste precise che si riassumono nella “ fine della politica del rigore a senso unico, solo sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati.” Camusso, Bonanni e Angeletti hanno parlato della  necessità da parte dell’esecutivo di un “ cambio di marcia”, “ un cambio di spartito”. “Speranza, passione futuro”:

Tre parole che campeggiavano sul grande palco allestito nella storica piazza romana, riassumevano bene il clima  di questa giornata straordinaria, fatta di politica buona, quella di cui ha bisogno il paese. Anche nelle cerimonie ufficiali non sono mancati accenti preoccupati. Il primo a porre  sottolinear ancora una volta la gravità della crisi è stato il Presidente della Repubblica:”Oggi la crisi è tale – ha detto-che impone la cooperazione tra le forze sociali e le forze politiche e quelli di oggi non possono essere più i tempi di una contrapposizione lacerante e paralizzante, di una frammentazione in un dedalo di interessi e pretese particolari.” Poi ha sottolineato che”Il tema degli esodati resta da chiarire e risolvere.”  Rivolto alla maggioranza che sostiene il governo ha  auspicato  “ la sollecita definizione, secondo impegni di calendario, e invito tutte le forze politiche che sorreggono il governo Monti a dare nuova prova del loro senso di responsabilità giungendo a intese conclusive sulla delicata e importante legge sul lavoro.”  Richiamando lo slogan del concertone:

“E’ essenziale consolidare fiducia. La speranza- dice il Capo dello Stato- deve sorreggerci e guidarci in tempo difficili, la passione deve animare ogni richiesta e proposta di cambiamento e il futuro deve costituire il riferimento essenziale nell’affrontare i problemi del Paese”. Anche  una bacchettata, senza  precisare il destinatario: “ Basta arroccarsi su conquiste del passato- sottolinea- si devono riformulare le proprie ragioni.  Ogni posizione difensiva o nostalgica è perdente con una Europa che rischierebbe di scivolare ai margini della storia”.  
Se Napolitano  intendeva rivolgersi ai sindacati, leggi articolo 18, sono stati i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil nel comizio unitario tenuto a Rieti,  a dar prova di guardare al paese. Le conquiste del passato rafforzano la lotta, la mobilitazione per guardare al presente e al futuro.

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