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Trent’anni fa l’uccisione di Gennaro Musella. Per non dimenticare le vittime

REGGIO CALABRIA -“3 maggio 1982-3 maggio 2012”. È giunto il trentennale della morte dell’ingegnere Gennaro Musella, ucciso a Reggio Calabria con un’autobomba.

La figlia, instancabile nel suo continuo peregrinare affinché il ricordo del padre non cada nell’oblio e sia assunto quale esempio di onestà, ha confessato di essere riuscita a superare la violenta scomparsa del padre “perché l’unico modo per riscattarlo era quello di parlare alle giovani coscienze di questa terra. Ma purtroppo ancora oggi c’è chi dice che di mafia non si deve parlare, che se ne devono occupare solo i magistrati”. L’annuale incontro promosso dal Coordinamento nazionale antimafia “Riferimenti” di cui è presidente Adriana Musella, in questo trentennale si è arricchito della presentazione del volume “Vittima di mafia- nome comune di persona” che tende non solo a «denunciare l’esistenza di una giustizia malata, ma anche la scarsa attenzione verso le vittime comuni della criminalità organizzata, troppo spesso dimenticate».

Scritto da Salvatore Ulisse di Palma, con la prefazione di Pietro Grasso e pubblicato dalla Pellegrini Editore nella collana Mafie, il volume è la testimonianza di una «esperienza devastante per chi rimane e per un’intera famiglia. Un tale dolore – ha detto la Musella- non può essere spiegato alla ragione umana e sebbene abbia cercato di esorcizzarlo, nel tempo, con la speranza che la Giustizia avrebbe fatto la sua parte, mi sono dovuta fare forza e reagire contro quella zona grigia fatta di politici, magistrati, colletti bianchi e forze dell’ordine che di fronte alla mio rifiuto della sentenza emessa “contro ignoti” mi hanno detto:”signora se ne stia a casa!”. Non vi dovete meravigliare- ha detto rivolgendosi agli studenti- se arrestano magistrati e persone che dovrebbero essere dalla parte della legalità, perché sono questi elementi la chiave di lettura della potenza della ‘ndrangheta verso la quale noi vi chiediamo di saper discernere e, domani, non sbagliare». Il Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, intervenendo alla manifestazione, ha sottolineato la drammatica situazione politico-sociale in cui oggi versa il Paese: «Sono qui per dire ai sindaci della locride che lo Stato è con loro e intende ascoltarli, non soltanto oggi ma anche in futuro. E’ una situazione difficile – ha aggiunto il ministro – ma su cui si sta lavorando, alle intimidazioni bisogna rispondere con la serenità e con la fermezza che abbiamo visto fare da qualche sindaco coraggioso, e sui beni confiscati si sta lavorando anche perché il loro utilizzo venga fatto al meglio».

Rivolgendosi poi ai giovani il ministro ha rimarcato la necessità di «tenere la vostra vita nelle mani e pretendere di essere uomini e ottenere i vostri diritti. Non consentite a nessuno di rubarvi la dignità». Il Ministro ha consegnato una targa del Capo dello Stato ad Adriana Musella, sottolineando che «Gennaro Musella è un eroe dei nostri tempi. E’ morto perché voleva essere uomo, uno che esigeva i suoi diritti. Non è morto invano. Il suo esempio è un messaggio di speranza. In questi tempi è difficile essere giovani e per voi lo è ancora di più». Ed è stato il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ad ammonire che «si muore di mafia anche quando si accettano i codici di comportamento della sopraffazione, quando ci si volta dall’altra parte». E facendo riferimento alla pratica della damnatio memoriae in uso nell’antica Roma, con la quale chi si macchiava di crimini orribili veniva condannato all’oblio e se ne distruggeva ogni traccia; ha concluso che «la mafia non riesce però a cancellare la memoria di un uomo come Gennaro Musella».

La lotta alla mafia va urlata e mai sottaciuta, ed è sempre più viva la necessità di non dimenticare, divenendo testimoni di un dolore che non è solo delle famiglie colpite ma dell’intera società. La consapevolezza che la ‘ndrangheta è forte e si cela tra gli insospettabili e nelle pratiche del vivere quotidiano, deve essere la luce per uscire dal tunnel nel quale la società, oggi, si trova.

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