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Salvare il soldato Berlusconi. Nel Pdl voglia di staccare la spina a Monti

Come si dice, “il fuoco cova sotto la cenere.” E non è solo un fatto di tattica,  complici le elezioni amministrative con le forze politiche a sostegno di  Monti  che si smarcano nella propaganda elettorale, come era logico aspettarsi.

C’è qualcosa di più profondo che riguarda da una parte il Pdl, la sua crisi  che può spingere il più cauto, in questa fase addirittura a togliere la spina ed andare ad elezioni  ad ottobre, ricostruendo l’alleanza con la Lega e , dall’altra, le operazioni dell’Udc di Casini  sempre più  impegnato nella costruzione di un fantasioso partito nazionale che ha bisogno di tempi lunghi, di muoversi nella scia di Monti.  Il leader dell’Udc punta ad assumere in modo visibile il ruolo del salvatore della patria, con il motto “ Monti non si tocca”.  Da qui un secco invito a Berlusconi e Bersani. “Finiamo la campagna elettorale- afferma- e poi chiederò un appuntamento con Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi per sapere e vogliono continuare a sostenere il governo Monti, oppure se intendono continuare a cercare sempre nuovi argomenti per distinguersi”.  Si accorge che ha parlato del cavaliere e non di Alfano, il segretario del Pdl, e cerca di rimediare alla gaffe “Ho detto Berlusconi, leggasi ‘Berlusconi-Alfano”. Ma la frittata era fatta. Arriva anche una secca replica di Bersani  “‘Vedo che anche Casini si dedica alla pretattica. Noi non partecipiamo. Non siamo gente che trama alle spalle per noi si va al 2013. Chi ha intenzioni diverse non ce le attribuisca”. E si passa così al racconto delle giornate che precedono il voto di domenica e lunedì, molto istruttive per quanto riguarda il Pdl e la sua voglia di far saltare il banco.

Il Pdl tenta di far  saltare il processo Ruby

Sembrava che le vicende giudiziarie di Berlusconi fossero state smorzate dal Pdl a fronte del governo tecnico e della inedita maggioranza che lo sostiene.  Certo non per abbandonare il suo capo ma usando  una tattica dilatoria allungando i tempi del dibattito parlamentare sui problemi di riforma della giustizia, annacquando, ammorbidendo, in modo da non danneggiare il capo. Ma che qualcosa in questa tattica stava cambiando lo si è capito quando il cavaliere in persona si è lamentato con il Presidente Napolitano dell’accanimento contro la sua persona. Da quel momento è stato un crescendo di interventi dei parlamentari Pdl  per salvare il soldato Berlusconi prendendo di mira  l’intero  pacchetto di misure previste dal disegno di legge  anticorruzione,presentato dal governo. Ultima ad arrivare nel tentativo di aiutare il cavaliere ad uscire dall’imbarazzante “caso Ruby” è la pioggia di emendamenti presentati, nottetempo, di soppiatto da parlamentari del Pdl, quasi tutti avvocati che fanno capo allo studio Ghedini, il capo dei legulei berlusconiani. Un emendamento in particolare, rivelato da Repubblica, dà il segno della gravità di quanto sta avvenendo. Riguarda la concussione di cui è imputato il  al funzionario di polizia di liberare  la”nipote” di Mubarak. Vediamo come si configura il reato di concussione. Se  l’utilità per chi commette il reato, deve essere anche “patrimoniale” il gioco è fatto in effetti denaro non ne è circolato. Ma non c’è solo questo emendamento arrivato all’ultimo minuto, altri riguardano reati azzerati, cancellazione di pene più pesanti per abuso d’ufficio, peculato,  il falso in bilancio è di là dal venire.

Il cavaliere per una nuova alleanza con la lega

Ancora:nel Pdl circola una specie di dossier che insieme alle questioni della giustizia,  dei problemi del capo,  parla  di Rai, vendita delle frequenze, riforma del mercato del lavoro tutta da rivedere, l’articolo 18 da sterilizzare, le liberalizzazioni, seppur all’acqua di rose, devono scomparire.  Ci sono sondaggi che danno il 70% degli elettori del Pdl contrari al governo Monti, c’è’ala dura del Pdl, sempre più consistente  che spingono l’incerto Berlusconi a togliere la spina, mettono nei guai Alfano che conta sempre di meno. Ancora: la nuova legge elettorale   non trova la via di diventare dibattito in aula. Viene di continuo rimandata.  Giura e rigira spunta sempre qualche punto di disaccordo. A Berlusconi serve una legge che preveda la dichiarazione obbligatoria del candidato premier da parte di una coalizione in modo da riagganciare la Lega.  Berlusconi, non a caso, ha dichiarato che con Bossi e Maroni i rapporti  sono buoni, “ ci parliamo sempre “,dice.

 

Bersani: Dimezzare subito il finanziamento ai partiti
C’è infine un’altra patata forse, in questa fase, quella più bollente, il finanziamento pubblico  ai partiti.  La proposta di legge che deve essere elaborata dal Pdl, Pd e Udc, è rinviata di qualche giorno. Il nodo è rappresentato da quando dovrà scattare il previsto dimezzamento .Il leader del Pd sbotta: “ Noi siamo per il dimezzamento a partire dalla prossima rata. Non siamo disposti ad arretramenti. Se non c’è l’accordo il nostro relatore si dimetterà dall’incarico, si va in aula e si alza la mano”. Pdl e Udc invece non intendono rinunciare a metà della rata di luglio: Intanto incombe Giuliano Amato,neo consulente di Monti,  potrebbe avanzare un” orientamento” sul finanziamento pubblico ai partiti prima che vada in porto la proposta di legge dei  partiti stessi. Sarebbe, a dir poco , un episodio increscioso. Certo non favorirebbe una ripresa di credibilità da parte delle forze politiche.

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