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Una svolta per Europa e Italia

ROMA – Il 6 maggio 2012 può diventare una data importante nella vicenda europea degli ultimi anni.Era nell’ordine delle cose che, nelle battute finali prima del voto francese, tutto si facesse più incerto.

La polarizzazione estrema dello scontro tra Nicolas Sarkozy e François Hollande sta mobilitando -vedremo fino a quale punto e con quali esiti- le zone più grigie dell’elettorato, più abituate o propense all’astensionismo. Rimango convinto che la vittoria socialista ci sarà, ma tutti gli interessi minacciati dalla forte caratterizzazione contro gli interessi finanziari che Hollande ha voluto dare alla sua sfida, e che hanno ridato vigore ed entusiasmo a un popolo disperso e diviso della sinistra, si stanno coalizzando. Con Hollande cambierebbe il corso della vicenda europea. E Barack Obama, che da solo ha dovuto affrontare la crisi mondiale, a fronte di di un’Europa ancorata a vecchie ricette liberiste e monetariste, avrebbe col Presidente socialista francese un autorevole leader col quale costruire un disegno comune.

Ma venti nuovi soffiano in tutta Europa. Il blocco delle forze di centro-destra che hanno guidato nell’ultimo decennio gran parte del Continente, e che hanno pesantemente condizionato le istituzioni europee e limitato la capacità di farle diventare , dopo la moneta unica, veri e propri Stati Uniti d’Europa, appare all’inizio di una profondissima crisi. Se sulla destra estrema ricompaiono forze fasciste, xenofobe, populiste, reazionarie -già saldamente al potere in Ungheria, forti in tutti i paesi dell’ex-blocco comunista, in ripresa in Francia, e di fronte a possibili clamorosi risultati, oggi stesso, nella Grecia devastata da Merkozy-, a sinistra sembra cominciare una nuova stagione dei partiti socialisti e laburisti. La larga vittoria, ieri, alle elezioni amministrative del Partito Laburista di Ed Miliband in Gran Bretagna, che ha lasciato i lidi della terza via di Tony Blair e di Anthony Giddens, ripropone prima di quanto si potesse pensare la prospettiva di un’alternanza coi Tories a Downing Street. E se in Grecia a sinistra si può immaginare un tracollo del Pasok, lo storico Partito Socialista -che ha ereditato la drammatica crisi del debito provocata dal centro-destra- , a vantaggio di una pluralità di forze della sinistra, gli occhi sono puntati -dopo la Francia- sulla Germania, paese che relativamente si è avvantaggiato negli anni della crisi (puntando su un’Europa tedesca, più che su una Germania Europea), per capire se nelle elezioni del 2013 la SPD tornerà vincente.

In Italia tutto lascia prevedere che la tornata elettorale odierna segnerà un grosso punto a favore dei candidati a sindaco del centrosinistra e del Partito Democratico. Ci dovrà raccontare quanto profonda è la crisi del Pdl, e se da subito si aprirà una diaspora volta a convergere nel progetto dei poteri forti -editori, costruttori, finanzieri- del Partito della Nazione. E quanto acuta è la crisi della Lega, alla vigilia di una conta interna che potrebbe divenire esiziale. E ci dovrà anche parlare di quanto l’antipolitica -nella forma del partito personale di Beppe Grillo- sarà capace di intercettare delusioni e opposizioni allo stato di cose attuale.
Se tutto dovesse andare come si spera -vittoria di Hollande, dopo quella laburista alle amministrative, e vittoria del Pd- , diventerebbe matura in tempi brevi la necessità di una nuova fase politica: al voto, per restituire la parola ai cittadini e per legittimare la politica. E in Europa, integrando pienamente il Pd -partito della sinistra italiana, come ha detto il cattolico Dario Franceschini- nel campo dei socialisti e dei democratici europei, di chi chiede un’Europa non dalla parte di banchieri e finanzieri, ma dalla parte  dei lavoratori e dei giovani.

 

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