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Adesso Formigoni si pente. Galli Della Loggia gli ha aperto gli occhi (e forse anche le orecchie)

Ernesto Galli Della Loggia sembra aver scosso il riottoso e superbo governatore lombardo Roberto Formigoni. Fino ad ora era sembrato tetragono a qualsiasi critica, a qualsiasi domanda. Poi, un articolo molto duro dell’editorialista del «Corriere della sera» gli ha aperto gli occhi. E cosa mai avrà scritto Della Loggia per aver suscitato questo conato di resipiscenza in un uomo che si era mostrato lontano da qualsiasi riconoscimento per i suoi numerosi critici?

Nulla di eclatante, intendiamoci. Ha paragonato l’impegno dei cattolici ciellini lombardi in politica ad un “maso chiuso” (un istituto giuridico altoatesino che tutela l’indivisibilità della proprietà terriera), caratterizzato dalla «autoreferenzialità» dei cattolici. Il fatto, cioè, che, con la loro “dominazione” (ma la parola è nostra) della Regione per venti anni, hanno combinato insieme separatezza ed egemonismo. Ed aggiunge: «peccati in tanto sono stati resi possibili in quanto i loro sospetti autori appartenevano a Cl, e come tali erano universalmente noti; che come appartenenti a Cl essi erano inseriti nell’ampia rete di relazioni facenti capo ad essa».

Ora Formigoni si dice pentito di aver trascorso quelle vacanze nel 2008 e 2009, come se il problema, poi, fosse quello e non la devastante immagine della fede che fornisce ai giovani (ed anche ai meno giovani). In un’intervista al «Corriere della sera» afferma che condivide alcune riflessioni dello storico, premettendo che il cattolico conosce bene il rischio di impegnarsi nella politica, «sapendo che si può sbagliare». Anzi, continua, «posso aver sbagliato ed ho sbagliato tante volte». Ora, «facciamo autocritica», perché il governatore teme ancora le “bastonate” di don Giussani, che però non devono aver sortito grandi effetti. E poi, l’atto di contrizione: «Guadagno meno di 100 mila euro netti all’anno e mi sono permesso questa vacanza da 5 mila euro: non lo rifarei, soprattutto considerato il momento di crisi che impone a tutti sobrietà».  E l’atto di penitenza: «Sento l’esigenza di avviare una revisione radicale delle politiche regionali che abbiamo messo in piedi. Dobbiamo ripensare il modo di fare amministrazione pubblica ai tempi della crisi». Insomma, le “bastonate” intellettuali di Della Loggia e il ricordo di quelle metaforiche di don Giussani ci presentano oggi un Formigoni nuovo di zecca, pronto per ricominciare una nuova vita politica.

I cattolici sono così: confessione, autoassoluzione e pronti a ricominciare. Come prima e, molto spesso, peggio di prima.

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