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TEL AVIV – Nel Libano del Sud, tra la terra argillosa e i campi da arare, tra la foschia delle prime ore del mattino e le crepe dei muri che raccontano una guerra troppo lunga, per 118 chilometri si estende la Blue Line.

Non è un confine politico bensì rappresenta una linea armistiziale dietro la quale, nel maggio del 2000, si sono ritirate le forze armate israeliane. Una linea, che a vederla sulla cartina, sembra così sottile e fragile. Taglia di netto, divide e allontana in modo irreparabile due terre. Dalle coste fino alle alture del Golan chilometri di filo spinato, recinzioni e campi minati contrappongono due nazioni. Un muro carico di storia e rancore delimitato dai cosidetti Blue Pillar. La loro posizione viene decisa dall’esercito israeliano e dalle forze armate libanesi, supportate da UNIFIL, durante un meeting tripartito, che si svolge all’interno della base     1-32-A all’incirca una volta al mese. Lo scorso 4 Aprile si è svolta, con la partecipazione di rappresentanti delle forze armate libanesi e delle Nazioni Unite, la cerimonia di inaugurazione del 200° pilone. Dal 2006 gli sminatori di UNIFIL hanno bonificato quasi 5 chilometri quadrati di territorio, distruggendo più di 34.000 ordigni. Ma la presenza di circa 425.000 mine costituisce una continua minaccia per la collettività.

Dietro il posizionamento di ogni Blue Pillar, c’è un’intensiva opera di bonifica per la creazione di un corridoio di sicurezza che attraversi i campi minati, che Israele ha lasciato dietro di se durante la ritirata, fino al punto prestabilito. Questo lavoro, nel settore ovest del Libano del Sud, spetta all’11° Reggimento Genio Guastatori della Brigata “Pinerolo” al comando del Generale Lamanna, subentrato nel Novembre 2011, al 4° Reggimento della Brigata “Aosta”. Dall’11 Novembre ad oggi sono stati aperti due corridoi e altri due sono stati avviati.

«E’ un compito delicato – racconta il maresciallo Morana del Team Minex – e molto spesso, a causa delle forti piogge che scandiscono i mesi invernali, ci ritroviamo a dover lavorare su aree modificate rispetto alla cartografia originale che ci viene fornita. Sono campi minati regolari, delimitati da filo spinato ed un apposito cartello, ma con il passare degli anni,  la crescita della vegetazione e gli smottamenti, ne hanno modificato la conformazione». É un’attività che non conosce sosta e «dimostra il massimo impegno – commenta il generale Lamanna, comandante del Sector West – degli uomini e delle donne che ogni giorno lavorano per garantire il successo della missione».

Il Team Minex della Pinerolo, inserito all’interno della missione Leonte XI, lavora giorno dopo giorno per salvaguardare il processo di delineamento della Blue Line. Per posizionare ogni pilone, che porta la sigla e i colori delle Nazioni Unite, si bonifica quel fazzoletto di terra che si stende davanti alla rete dotata di sensori anti-intrusione. Le tute protettive molto ingombranti e il clima così imprevedibile rallentano il lavoro del team comandato dal maresciallo Morana, ma la precisione e la determinazione dei ragazzi sono due ingrendienti fondamentali per il conseguimento dell’obiettivo.
A nord il minareto della moschea di Ramya e a sud lo Stato di Israele con la sua tecnologia all’avanguardia, la barriera anti intrusione e una striscia di sabbia che viene spianata ogni giorno, per ricordare che quel suolo non è più calpestabile e che un semplice passo non riuscirà ad abbattere questa barriera insormontabile.

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