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Amministrative Palermo: in discussione il conteggio dei voti. Legge male interpretata?

PALERMO – Non cambia il significato politico di una scelta che vede comunque Leoluca Orlando come la vera sorpresa di queste Amministrative palermitane. L’impressione è che si voglia creare confusione sulla probabile affermazione del candidato a sindaco sostenuto, oltre che dal suo partito, l’Idv, anche dalla Federazione della Sinistra e dai Verdi.

La confusione sembra essere scaturita dal presunto errore d’interpretazione della nuova legge elettorale, la n.6 del 2012 che si sovrappone alla 35 del 1997, varata dalla Regione Sicilia. In sostanza, per la Regione il conteggio va fatto sul numero dei voti validi, per i comuni invece, il calcolo si basa sulle sole preferenze attribuite ai sindaci. “Nel regolamento che ci è stato fornito – si apprende da un presidente di sezione elettorale a Palermo – era specificato che da quest’anno non vale più il voto di trascinamento, ma solo da un’attenta lettura del verbale si poteva desumere che era necessario inserire anche i voti solo per il sindaco e poi solo per le liste (senza preferenze). Questo ha rallentato in moltissimi casi lo scrutinio e alcune sezioni hanno dovuto cominciare da capo”. Le reazioni non si sono fatte attendere. Mentre Orlando parla di “vulnus della democrazia. Noi andiamo avanti lo stesso – prosegue il candidato di Idv – Fds e Verdi – Eventualmente ci sarebbe un problema per i consiglieri comunali, alcune liste che al momento hanno superato lo sbarramento del 5 per cento non sarebbero rappresentate in consiglio, questo sarebbe un vulnus”. 

 

A rincarare la dose, Pippo Russo, segretario Idv di Palermo: “Apprendiamo di una interpretazione della normativa elettorale da parte della Regione tanto bizzarra, quanto aberrante, che vorrebbe tener conto delle schede bianche per il calcolo delle percentuali riportate dai candidati sindaco”. L’esponente di punta dell’Idv palermitano continua aggiungendo che “Non possiamo che sottolineare l’assoluta bizzarria di tale interpretazione, evidenziando che comunque, se fosse confermata andrebbe applicata tanto ai candidati sindaco quanto alle liste per il Consiglio comunale le cui percentuali andrebbero ricalcolate tenendo presente l’altissimo numero di schede bianche per il Consiglio (cioè le circa 45.000 schede che riportavano solo il voto per il sindaco e vanno quindi considerate bianche per il Consiglio)”. Russo evidenzia ancora quanto sia “Importante sottolineare che in tal modo, mentre non cambierebbe la sostanza del voto sul sindaco, sarebbe stravolta la geografia del consiglio comunale. Da un calcolo da noi fatto, applicando tale bizzarra interpretazione della Regione, a Palermo ci sarebbero ancora meno liste che supererebbero il 5%, facendo saltare per esempio le liste “Amo Palermo”, “Cantiere Popolare”, “Grande Sud”, “Ora Palermo” e mettendo a rischio le liste del Pd e dell’Udc.  La speranza che tutti i nodi vengano sciolti è ora nelle mani dell’assessore regionale per le autonomie locali, Caterina Chinnici, che in una nota afferma che gli uffici “stanno provvedendo a fare le verifiche del caso per sciogliere i dubbi sulla differente interpretazione della norma elettorale”.  Resta l’inquietante interrogativo: ma siamo davvero su “Scherzi a parte”?

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