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ROMA – “La politica è azione per il bene comune”. E’ questo lo slogan che campeggia sul sito del governatore della Lombardia Roberto Formigoni, il personaggio pubblico che a soli 23 anni è entrato a far parte dei Memores Domini, che non sono affatto dei personaggi di guerre stellari, bensì  un’ associazione laicale cattolica i cui membri vivono i consigli evangelici di povertà, castità perfetta e obbedienza sotto l’egida del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione fondato da don Luigi Giussani.

Meglio di così, “Dio mi è sempre stato vicino”, disse Formigoni stando alla biografia non autorizzata pubblicata recentemente da  Lorenzo Lipparini. Infatti il presidente della Regione Lombardia è tranquillissimo e ha rigettato tutte le voci che lo vedrebbero coinvolto in un intricato giro d’affari con  il consulente Pierangelo Daccò, in carcere dal 15 novembre scorso e con il commercialista Alberto Perego. A quest’ultimo avrebbe versato – secondo gli inquirenti che stanno indagando per fare luce sulla vicenda –  la modica somma di 1 milione e 100mila euro per acquistare parte di una lussuosa villa in Sardegna di 13 vani  venduta  da una società in cui guarda caso figurava anche Daccò. E non solo. Poi ci sarebbero vacanze lussuose pagate sempre a Formigoni. Dai Caraibi alla Costa Azzurra su aerei privati e a bordo dello yacht Ad Maiora in compagnia di avvenenti amiche che non  hanno proprio l’aria di avere dei trascorsi nei Memores Domini. D’altra parte senza contraddizioni che paese sarebbe l’Italia.
Pensare che nel 2011 Formigoni firmò addirittura una lettera per chiedere ai cattolici italiani di sospendere “ogni giudizio morale nei confronti di Silvio Berlusconi indagato dalla Procura di Milano per favoreggiamento alla prostituzione minorile”.

Insomma, quali accuse al governatore che si difende a spada tratta e non si arrende di fronte a quelle che lui definisce voci infondate: “La villa in Sardegna è solo una casetta per aiutare un amico che ha problemi di salute”. E poi ai suoi avversari politici che lo invitano a lasciare la poltrona regionale lui risponde: “Sono limpido come acqua di fonte, nulla può essermi addebitato: perché dunque dovrei dimettermi? Non dovrei farlo nemmeno se ricevessi un’informazione di garanzia”. E non è tutto, perchè Formigoni annuncia anche querele a destra e manca per violazioni del segreto istruttorio e bancario. Sì perchè qualcuno i conti in tasca gliel’ha fatti. Se il governatore, infatti, guadagna poco più di 100mila euro netti all’anno come avrà fatto a versare in un colpo solo una somma pari a 11 anni dei suoi stipendi? E questo è un altro mistero della fede. Per ora saranno i magistrati a fare chiarezza, visto che carne al fuoco ce n’è più che in abbondanza. Carne da mangiare s’intende, altrimenti chissà cosa penserebbe Monsignor Giussani se potesse ancora udire, vedere e toccare con mano quant’è cambiato il mondo.

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