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Male l’asta dei titoli italiani. Lo spread torna ad impennarsi

ROMA – Era qualche mese che i riflettori preoccupati allarmisti si erano spostati dal nostro paese. Il risultato odierno delle aste dei titoli di stato emessi dal Belpaese ci rimette però nell’occhio del ciclone.

Il collocamento odierno riguardava titoli con scadenza a cinque ed a dieci anni. In particolare il Tesoro è riuscito a collocare Btp per un totale di 5,74 miliardi di euro, con i titoli a 5 anni che sono stati assegnati per 3,39 miliardi, a fronte di una domanda di 4,5 miliardi, ed i titoli decennali, che sono stati assegnati per 2,34 miliardi a fronte di una domanda pari a 3,26 miliardi.
I rendimenti sono risultati in netta ascesa con la scadenza 2017 che ha fatto registrare un rendimento annuale lordo al 5,66%, un incremento dello 0,80 per cento rispetto all’asta precedente, tenutasi ad aprile, di titoli con pari durata. I BtP a dieci anni fanno invece registrare un rendimento in salita al 6,03 lordo annuo, con un più 0,19.

Il differenziale di rendimento tra i titoli a scadenza decennale italiani e gli omologhi di matrice tedesca, lo spread, è tornato a salire fino a sfiorare i 470, un livello che non si vedeva dal gennaio di quest’anno, ed ancora più preoccupanti sono le notizie in arrivo da Madrid. Lo spread Spagna-Germania ha infatti fatti segnare i 525 punti base.  I rendimenti dei bonos, le obbligazioni nazionali spagnole, sono così salite fino  al 6,57 per cento, meno di mezzo punto da quel 7,0 per cento che viene considerato un livello spartiacque e che nel recente passato ha reso necessario l’intervento di massicci aiuti internazionali per i paesi dell’area Euro che lo hanno raggiunto, Irlanda, Portogallo e Grecia.

Una delle cause dell’impennata dello spread spagnolo era stato visto nella notizia data dal ‘Financial Times’, e poi smentita dagli interessati, che aveva annunciato che la Banca centrale europea avrebbe respinto il piano del governo spagnolo per ricapitalizzare Bankia attraverso un debito garantito dalla Bce.
Gli operatori restano preoccupati e sottolineano come l’asta italiana odierna sia negativa per due aspetti, la richiesta per il titolo con scadenza decennale è stata deludente, con il rapporto tra domanda e offerta che si e’ fermato a 1,40, ad un livello inferiore all’asta precdente che aveva un importo in offerta inferiore.
Il secondo aspetto negativo è lo schiacciamento verso l’alto della curva dei rendimenti, con una sensibile riduzione della pendenza dei rendimenti nel tratto incluso tra i 2 ed i 10 anni. Questo avviene in quanto viene visto come ugualmente pericoloso, e piuttosto pericoloso, un investimento a breve ed un investimento a lunga scadenza nei titoli italiani, ed a dimostrarlo ci sarebbe proprio il balzo dei rendimenti sulle scadenze quinquennali in asta (più 0,80 a 5,66 per cento) e sulle scadenze inferiori sul mercato secondario.
Tranne che a chi governa questo Paese, e questo continente, è ormai evidente a tutti che la via iper rigorista ha fallito; lo spread è sui medesimi livelli che faceva segnare litri e litri di lacrime e sangue fa.
Altre vie sono possibili.

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