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Il governo Monti naviga a vista. Ma fino a quando? E nel Pd è dibattito

ROMA – Fino a quando può durare il governo Monti? La domanda non è peregrina anche se  Pd, Pdl, Udc e Fli,una volta si chiamavano Terzo polo ora non si sa più bene cosa siano a cosa vogliono, non passa giorno che non confermino la fiducia.

Manteniamo gli impegni presi dicono Bersani, Alfano, Casini, si vota alla scadenza naturale, primavera 2013. Ma come, su cosa, quando? L’interrogativo non ha risposte mentre su ogni problema la maggioranza si spappola, emendamenti su emendamenti, compromessi sui testi delle leggi. Il governo naviga a vista.I berluscones  in particolare fanno barricate sui problemi della giustizia a tutela del cavaliere che torna in campo,  mette in un angolo Angelino Alfano. Si esibisce con due interventi che lasciano il segno, in quanto a ridicolo: stampare a casa nostra gli euro che ci servono, contrapporre Gerry Scotti a Grillo. Due comici più un terzo.


Fassina: Monti non la forza di portare avanti alle riforme

Arriva così, a pochi giorni dalla direzione del Pd che si svolgerà venerdì, la presa di posizione di Fassina, membro della segreteria nazionale, responsabile della sezione economia e lavoro che  muove le acque, stagnanti, limacciose: “In questo contesto politico e con questo Parlamento- afferma- Monti non ha la forza di portare avanti altre riforme. Dovremmo verificare rapidamente se esiste la possibilità di riformare la legge elettorale e, se questa non c’è, dovremmo considerare la possibilità di anticipare la legge finanziaria per il 2013 e votare in autunno”.

 Bersani in persona ha confermato che il Pd mantiene  l’impegno per elezioni nel 2013.Mel Pd si apre una discussione che riproduce le diverse correnti, quando invece In realtà la presa di posizione di Fassina avrebbe bisogno di una dibattito vera, non  sui fatti reali. Si possono mettere in fila a partire dalle ultime fibrillazioni all’interno del governo, la disputa fra i ministri Fornero e Patroni Griffi sui licenziamenti nel pubblico impiego con intervento di Monti per stabilire una tregua. Già che  ci siamo come non ricordare che la legge suil mercato del lavoro arriva alla Camera dopo quasi sei mesi e che si rendono necessari cambiamenti per quanto riguarda in particolare i precari, gli ammortizzatori sociali. Per non  parlare dell’iter di altre leggi  che riguardano la corruzione, le intercettazioni, la responsabilità civile dei magistrati, la nomine  nelle authorities, il consiglio di amministrazione della Rai, gli “ esodati”. Ancora la riforma costituzionale con il semipresidenzialismo tirato in ballo da Berlusconi per non cambiare  la legge elettorale.


“Laboratorio politico”:Il governo ha esaurito la sua funzione

La Direzione del Pd potrebbe essere una occasione per dire una parola chiara su come i democratici vedono il futuro di questo Paese. Così come chiedono tre esponenti di “ Laboratorio politico”,  Pietro Folena che è stato coordinatore  della segreteria nazionale del Pds, Sergio Gentili, membro della Direziona nazionale, Carlo Ghezzi, Fondazione Di Vittorio, già segretario confederale della Cgil. In un articolo comparso sull’Unità affermano, in sintonia con Fassina, che “ il Governo Monti ha esaurito la sua funzione.  Vanno rivisti gli accordi europei, corrette le scelte più inique e vanno assunte celermente politiche per la ripresa perché il lavoro, i redditi, le crisi industriali, l’accessibilità al credito, la drastica riduzione del precariato giovanile, gli esodati, la tutela del territorio, la possibilità per gli enti locali di intervenire nell’economia locale, la crescita della domanda interna sono le prime e immediate misure da prendere  contro la recessione”.

Il Pd non può rimanere in un limbo

.”Si può pensare di far durare la legislatura-proseguono- solo se le condizioni politiche cambiano, e se si crea una nuova maggioranza senza le destre e il blocco elettorale che esse rappresentano che oggi appare frammentato, smarrito e indeciso sul che fare. Solo se, nello scorcio finale della legislatura, si avviano politiche di crescita, di coesione sociale, di concertazione, di ripresa del dialogo con le parti sociali. Così fu per i Governi tecnici degli anni ’90, che prepararono le condizioni per l’aggancio dell’Italia all’Euro. Il Governo Monti,-prosegue l’articolo- invece, ha ricercato in questi mesi, a più riprese, la rottura col sindacato e con le parti sociali nel nome dei mercati e della religione della Banca Centrale Europea. Se queste condizioni di cambiamento invece non ci fossero, tenere il Partito Democratico in un limbo, nel quale paga i prezzi delle scelte del Governo, senza poter indirizzarne l’azione verso obiettivi di giustizia sociale e di eguaglianza, sarebbe un errore esiziale un danno per l’Italia”

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