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Italia-Inghilterra, per i giovani non è solo calcio. Il derby dei ‘cervelli in fuga’

Italia-Inghilterra, il quarto di finale dei campionati europei di Polonia e Ucraina, sarà una partita molto particolare e, come spesso accade, non solo per motivi calcistici. Sfide, quelle della Nazionale azzurra, che possono rappresentare una piccola occasione di rivincita per i tanti italiani emigrati all’estero, piccole e brevi sensazioni di rivalsa verso terre che regalano lavoro e possibilità di riscatto sociale, ma che spesso prendono indietro un pizzico di dignità laddove le parole ‘pizza’, ‘mandolino’, ‘spaghetti’ e ‘mafia’ diventano frecce avvelenate che arrivano dritte allo stomaco. In fondo, è successo tante volte che i nostri connazionali abbiano potuto sventolare il tricolore fieri anche solo per una vittoria sul rettangolo verde, come nel 2006, quando le vie di Berlino si colorarono di rosso, bianco e verde in occasione del successo mondiale.

Ma la sfida di domenica fra Italia e Inghilterra rappresenta qualcosa di ancor più profondo. Perché se gli emigranti in Germania, Belgio, Olanda, Svizzera o Francia oggi hanno per la maggior parte i capelli bianchi ed eserciti di nipotini che non conoscono una parola di italiano, l’Inghilterra è per eccellenza la terra dei ‘cervelli in fuga’, dei giovani di tutte le estrazioni sociali che cercano conforto nella piovosa Albione per sfuggire alla crisi, imparare il più importante idioma mondiale o semplicemente chiedere un’occasione a un Paese per tanti versi molto più moderno del nostro. Italia-Inghilterra sarà un ‘derby’ tutto da vivere soprattutto per loro, che l’hanno sognata come i loro genitori sognavano l’America, che sono partiti con un bagaglio a mano su un volo Ryanair, con i Muse e i Radiohead nell’iPod e la Union Jack stampata sulla maglietta, che hanno passato l’infanzia nei McDonald’s e che ora darebbero qualsiasi cosa per una amatriciana fatta a dovere; per loro che quella laurea adesso ha un senso ma in fondo rimpiangono l’afa di fine giugno e quella cordialità casareccia che una volta appariva così volgare.

I PRECEDENTI – L’Inghilterra ha inventato il calcio. Poi (a livello di Nazionale) gli altri si sono divertiti a vincere. Solo mondiale in bacheca, in casa nel 1966, poi più nulla. E pensare che agli inizi del ‘900 i britannici si sentivano talmente superiori che non partecipavano nemmeno ai campionati del mondo. I precedenti, seppur con tante sofferenze, dicono Italia. L’ultima vota fu il 27 marzo del 2002, in amichevole. In panchina sedeva ancora Giovanni Trapattoni. Buffon, Nesta e Totti erano in campo. Vincemmo 2-1 a Leeds grazie a una doppietta di Vincenzo Montella che ribaltò il vantaggio iniziale di Fowler. La prima vittoria degli azzurri con gli inglesi risale invece solo al 1973: 1-0 a Wembley grazie a un gol di Fabio Capello. Altra impresa fu quella del 1997, in occasione delle qualificazioni ai mondiali di Francia ’98: sempre a Wembley, sempre 1-0, con rete memorabile di Gianfranco Zola nel primo tempo e un’ora di assalto inglese respinto dal catenaccio azzurro. L’ultimo incontro nella fase finale risale invece al Mondiale di Italia ’90. Era la finale per il terzo posto a Bari. Vincemmo 2-1 grazie ai gol di Baggio, Platt e Schillaci su rigore. L’unico precedente agli Europei, di Italia 1980: a Torino nel girone finì 1-0 per gli azzurri grazie a un gol di Marco Tardelli.

DE ROSSI – Intanto, proprio dell’Inghilterra, oggi in conferenza stampa ha parlato forse il miglior giocatore di questo europeo azzurro, Daniele De Rossi. L’Inghilterra non la dobbiamo scoprire ora: questa poi ha l’impronta italiana, e anche Hodgson ha esperienza del nostro calcio. Non sono degli sprovveduti”. “Gerrard è sempre stato il mio idolo, è un grande giocatore ed è sulla cresta dell’onda da 10 anni – ha aggiunto il centrocampista azzurro – Ma ha anche tanti giovani interessanti, specie sulle fasce”. E su Balotelli. “Balotelli a 22 anni è grandicello. Diciamo sempre che è giovane, ma oramai è un ometto. È tanto che lo aspettiamo. Non lo vedo estraneo al gruppo, al posto suo vorrei semplicemente essere trattato come tutti gli altri, senza trattamenti di riguardo. Alla sua età, io al Mondiale diedi una gomitata e non fui trattato con alcun riguardo”.

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