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Carcere. Detenuto rischia la vita, a causa dei problemi mentali

ROMA – Celiaco e con un valore di emoglobina talmente basso da fargli rischiare concretamente la morte, un detenuto 39enne del carcere di Viterbo avrebbe assolutamente bisogno di trattamenti sanitari salvavita.

Ma la schizofrenia da cui è affetto lo ha portato a rifiutare i pasti ed ogni tipo di assistenza sanitaria. E’ questa la drammatica situazione di Roman Antonov, detenuto romeno recluso da qualche giorno al Mammagialla di Viterbo.

La vicenda è stata denunciata dal Garante dei Detenuto del Lazio Angiolo Marroni, che ha inviato una segnalazione urgente ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria  nazionale e a quelli del Provveditorato del Lazio.

Antov è arrivato il 19 giugno a Viterbo proveniente dal carcere di Secondigliano. Viste le sue drammatiche condizioni di salute, il responsabile dell’Area Sanitaria del Carcere di Viterbo, dott. Franco Lepri, ne ha subito disposto il ricovero nel reparto di Medicina Protetta del Belcolle.

In questi giorni di ricovero, però, Antonov ha rifiutato ogni trattamento sanitario, comprese le trasfusioni di sangue, ed ogni tipo di alimentazione, firmando anzi le dimissioni dall’ospedale ed il rientro in carcere contro il parere dei medici. Tale comportamento, secondo i sanitari, si spiega con un disturbo di tipo schizofrenico e paranoico cui è affetto il detenuto, caratterizzato da comportamenti aggressivi e polemici verso il personale sanitario, nessi logici allentati e tematiche deliranti a carattere persecutorio.

Nella lettera di dimissioni il personale medico ha consigliato il ricovero in una struttura sanitaria adeguata (CDT o Ospedale Psichiatrico Giudiziario), controlli assidui dei parametri vitali e sorveglianza idonea ad evitare gesti di autolesionismo

Nella sua lettera, il Garante ha chiesto alle istituzioni di provvedere al più presto, prima che la situazione precipiti, al trasferimento del detenuto in un Centro Diagnostico Specializzato in attesa di un ricovero in un Ospedale Psichiatrico. «I medici che lo stanno seguendo – ha detto Marroni – hanno evidenziato l’incompatibilità con il regime carcerario, stante anche le evidenti difficoltà del carcere a gestire un detenuto con un così complesso e grave quadro patologico. Bisogna fare presto per garantire a quest’uomo tutta l’assistenza di cui ha bisogno. Una assistenza che, evidentemente, non può essere garantita all’interno di un carcere».

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