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Timoshenko e Balotelli, campioni di civiltà e democrazia

ROMA – Sono stati tre i campionati europei. Non uno solo, quello che ha inchiodato milioni di italiani davanti ai video, ai grandi schermi, cortei, caroselli,  canti di gioia,tricolori nelle strade e nelle piazze quando gli azzurri hanno fatto fuori i bianchi tedeschi, sofferenza di Anghela Merkel, felicità di Mario Monti, quasi si trattasse di una vittoria finale degli europei di pallone.

Nelle ore in cui a forza di pedate nel pallone si fronteggiavano i nostri e i loro, nelle sale di un palazzo di Bruxelles si giocava un altro campionato europeo. Sempre Monti e Merkel se la dovevano vedere.  Altro che tempi supplementari. Il confronto è durato ben 19 ore con la Cancelliera tedesca,  accerchiata non solo da Monti ma anche da Hollande, presidente di quella Francia eliminata dagli europei, senza troppa gloria e da Rajoy,il premier spagnolo,  alla cerca di soldi per salvare le banche del suo paese.

Il campionato che riguarda le libertà delle persone

Il terzo campionato, quello più importante,  riguarda le libertà delle persone, i diritti civili, i valori portanti delle democrazia europee, troppo spesso dimenticati, annullati  da dittatori che resistono  ancora come un tal  Alexander Lukashenko, bielorusso, amico di Putin che gli americani hanno definito “l’ultimo dittatore dì’Europa”., per non parlare del presidente dell’Ucraina, Viktor Ianukovich , che a Kiev, una città dolce e verde, ospiterà la finale degli europei . In campo una partita di calcio, molto attesa, con Italia e Spagna alleate a Bruxelles, avversarie nella capitale ucraina. Nelle patrie galer e Iulia Timoshenko, già premier ora capo dell’opposizione condannata a ben sette anni per “eccesso di potere” in un processo farsa ed ora ricoverata in un Ospedale dopo aver rischiato di perdere la vita. Solo il suo avvocato può vederla, isolata dal mondo. Non è stata una bella idea quella di far giocare glòi europei in un paese in cui i diritti delle persone valgono meno di un euro.  Avevano deciso capi di stato e di governo di disertare la finale. Poi prima il premier spagnolo, poi anche Monti ci hanno ripensato. Ragion di stato? Può darsi. Monti arriva e parte. Nessun incontro ufficiale, anzi il tentativo di schivare il più possibile le autorità e il premier  ucraino. Ma un effetto positivo l’annuncio della loro presenza l’ha sortito.

Alla ribalta il nome della leader ucraina incarcerata dal regime

 Il nome di Iulia  è tornato alla ribalta. Lei stessa ha reso meno imbarazzante la presenza di Monti e Rajoy. Sui figlia, Ievghenia, ha rivolto un appello: “ I politici devono mettere ulteriore pressione sul regime di Ianukovic, sebbene Italia Spagna sia solo sport”. E Iulia guarderà la partita dall’ospedale in cui è ricoverata, “ non farò il tifo per nessuna delle due squadra, ma sperando di vedere una bella partita”. Monti e Rajoy, così come ilgotha del calcio, hanno tutti gli strumenti per esercitare la pressione necessaria perché Iulia possa tornare libera al più presto.Intanto ha già vinto questi campionati europei della democrazia. Con lei c’è un altro vincitore, questa volta è anche uno dei protagonisti del campionato di pallone., Si chiama Mario Balotelli. Perché in Europa  soffia un vento di razzismo, xenofobia, fascismo e nazismo di ritorno vedi  elezioni  in Grecia, ma non solo in questo Paese. Mario è un giovane, i genitori sono  ghanesi.

Mario, il “nero,” un bacio alla mamma, “bianca”

 Lo ha adottato una famiglia italiana, Balotelli ,da Brescia. Ogni volte che entra in campo i cori razzisti si fanno sentire, i bu,bu.bu ad imitazione del suono che emettono le scimmie,lo accompagnano nelle su azioni. “ Un padano dalla pelle nera” lo ha definito uno squallido parlamentare europeo, Borghezio, leghista. E lo ha ringraziato,malgrado appunto il colore della pelle. Se era uno con la pelle nera che raccoglie pomodori in qualche campo derl Sud, o un muratore di una città del Nord lo avrebbe riempito di insulti. Bene, anzi male. Mario è uno che ne combina di tutti i colori, forse un introverso, forse per reagire al razzismo, sorride di rado, anzi quasi mai. Ma canta l’inno del nostro Paese, si sente ed è italiano anche se questo diritto gli è stato negato per anni. Una sofferenza la sua. Ed allora quando ha segnato una delle sue straordinarie  reti è andato ad abbracciare la mamma., una donna dalla pelle bianca che lo ha accarezzato a lungo, gli ha toccato la criniera. Mario ha sorriso, Ha fatto capire ad un paese distratto, l’Italia, che il diritto di cittadinanza è un problema di civiltà, che la mamma bianca e il figlio nero sono il simbolo stesso della democrazia. L’immagine ha girato in tutto il mondo. Ce n’era bisogno.

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