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Spending review. Con i tagli la sanità pubblica chiude

ROMA – La denuncia che arriva dalla Anaao Assomed, è chiara ed esplicita. Con il taglio di 5 miliardi per il triennio 2012-2014 previsto dal decreto sulla spending review, che vanno ad aggiungersi a quelli delle precedenti manovre economiche per un totale complessivo di 22 miliardi di tagli alla sanità pubblica, il rischio che il ssn possa chiudere i battenti diventa una certezza.

E’ quanto diffuso in una nota dall’associazione medici dirigenti: “in mancanza dei necessari finanziamenti non sarà più possibile garantire un livello adeguato di prestazioni sanitarie per qualità e sicurezza con buona pace delle liste di attesa e dei pronto soccorso sovraffollati, che a parole tanto preoccupano il governo”.
E non è tutto, prosegue la nota di Assomed: “l’eventuale riduzione di circa 27.000 posti letto,  che si sommano ai 45.000 già eliminati negli ultimi dieci anni, relegherebbe l’italia molto al di sotto della media della dotazione di posti letto degli altri paesi europei, ed in considerazione dei gravi ritardi nella organizzazione dei servizi territoriali, è destinata a provocare pericolose voragini nella rete assistenziale nelle quali saranno risucchiate le fasce più deboli della popolazione”.

“Chiederemo al governo e al parlamento – conclude la nota –  di ascoltare l’allarme lanciato da chi nella sanità lavora ogni giorno e che vede in questo provvedimento l’ennesima manovra ingiusta destinata ad accentuare le sperequazioni tra i cittadini limitando le tutele della
sanità pubblica, a tutto vantaggio della sanità privata. I medici ed i dirigenti sanitari del ssn non si renderanno complici di una manovra regressiva ed inutile, ma reagiranno con iniziative di protesta fino alla manifestazione nazionale a Roma il 27 ottobre”.

 

Un furto di diritti e di salute

Durissima anche la reazione del Presidente dei Verdi Angelo Bonelli: “La spending review del governo Monti è un furto di diritti e di salute nei confronti dei cittadini italiani. C’è un disegno preciso nel demolire il servizio sanitario nazionale: quello di far largo alle assicurazioni private per fare profitti sulle spalle dei cittadini. Registriamo una ferocia ideologica senza precedenti nell’aggredire servizi pubblici essenziali alle persone, mentre la super casta degli armamenti continua a non pagare un centesimo”. “Non è superfluo ricordare – aggiunge Bonelli –  quale sia il livello della spesa militare raggiunto in Italia: circa 40 miliardi di euro. Vorremmo che qualcuno ci rispondesse a questa semplice domanda – prosegue il leader ecologista -. Perché invece degli ospedali il governo non ha  tagliare i programmi per l’acquisto caccia bombardieri F-35 (12 miliardi); l’acquisto di 8 aerei senza pilota (1,3 miliardi); l’acquisto di 100 elicotteri NH-90 (4 miliardi); l’acquisto di 10 fregate FREMM (5 miliardi); 2 sommergibili militari (1 miliardo); il programma per i sistemi digitali dell’Esercito che costerà alla fine oltre 16 miliardi di euro?”.

“Con 80 mila posti letto in meno negli ospedali italiani non porteranno ad una riduzione degli sprechi ma all’impossibilità dei cittadini di accedere alla sanità pubblica e ad una dilatazione esponenziale delle liste d’attesa – conclude Bonelli -. E’ ormai evidente che siamo entrati in una fase molto buia della nostra democrazia. Si vuole uscire dalla crisi portando alla povertà milioni di famiglie italiane”.

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