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Diaz. De Gennaro, umana solidarietà ai condannati. Agnoletto, parole da capobanda

ROMA – Gianni De Gennaro, attualemtne sottosegretario alla presidenza del Consiglio e capo della Polizia ai tempi del g8 di Genova nel 2001, ha espresso “umana solidarietà per quei funzionari di cui personalmente conosco il valore professionale e che tanto hanno contribuito ai successi dello Stato democratico nella lotta al terrorismo ed alla criminalità organizzata”.

Insomma, le parole di De Gennaro non passano inosservate, specie per chi quel tremendo G8 di Genova l’ha vissuto in prima persona. E quelle del sottosegretario non sono scuse formali, come ha fatto successivamente Antonio Manganelli, anzi. “Per quanto mi riguarda ho sempre ispirato la mia condotta e le mie decisioni ai principi della Costituzione e dello Stato di diritto e continuerà a farlo con la stessa convinzione nell’assolvimento delle responsabilità  che mi sono state affidate in questa fase”.
“Le sentenze della magistratura – aggiunge –  devono essere rispettate ed eseguite, sia quando condannano, sia quando assolvono”. E poi: “In seguito alle decisioni per i gravi fatti di Genova, le competenti Autorità  hanno puntualmente adempiuto a tale dovere, operando con tempestività ed efficacia”.

La prima reazione arriva da Vittorio Agnoletto, che all’epoca dei fatti era il portavoce del Genova Social Forum. “Le parole di De Gennaro sono opposte a quelle che ci si dovrebbe aspettare da un uomo che ha giurato di servire le istituzioni e che oggi rappresenta il governo. Sono parole molto più simili a quelle di un capobanda – precisa il medico padovano –  che, dopo aver subito una sconfitta, resta consapevole dell’enorme potere di cui ancora dispone”.  “Nelle parole dell’ex capo della polizia – aggiunge Agnoletto – non c’è  nemmeno l’ombra delle scuse che, se pur solo formalmente, ha chiesto il suo successore Manganelli”.
De Gennaro, con arroganza rivendica ogni cosa e – sfottendo i giudici osa addirittura affermare, che tutto si è svolto secondo la Costituzione, lui che a Genova nel 2001 era il capo della polizia e quindi il responsabile della gestione dell’ordine pubblico”.

“Nemmeno una critica -rileva Agnoletto – verso i dirigenti di polizia condannati per reati estremamente gravi, ai quali va anzi la sua solidarietà. La stessa solidarietà in nome della quale per undici anni i vertici della polizia hanno cercato di impedire l’azione dei pubblici ministeri e di bloccare i processi. Per tutti gli altri resta solo un generico dolore; nemmeno un accenno alle vittime della violenza provocata dai suoi sottoposti”.
“In qualunque altro Paese europeo De Gennaro sarebbe stato sospeso dall’incarico già nel 2001; è inaccettabile – conclude Agnoletto – che resti al governo nel silenzio colpevole di tutto il parlamento”.

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