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Tibet. Un altro giovane si immola. E’ il 42esimo dal 2009

LHASA- Un’altra ‘autoimmolazione’, la 42 esima dal 2009 secondo il sito web della Campagna internazionale per il Tibet (www.savetibet.org). Un tibetano di circa 20 anni si è ‘autoimmolato’ dandosi fuoco per protesta contro la politica cinese nel territorio. Lo affermano fonti di esiliati tibetani.  Un altro sito filotibetano, Phayul (www.phayul.com), sostiene che le autoimmolazioni sono state 43.

Il giovane tibetano si è dato fuoco vicino a Lhasa, capitale della Regione autonoma tibetana (Rat), per chiedere il ritorno del Dalai Lama in Tibet e protestare contro il regime cinese. Lo riferiscono fonti di Radio Free Asia. Le fonti precisano che l’ immolazione è avvenuta  il 7 luglio. Ancora sconosciuta l’identità della vittima, che dovrebbe avere tra i 22 e i 23 anni ed essere originario del villaggio di Chode (contea di Damshung, prefettura di Lhasa). 

Il giovane si sarebbe dato fuoco in pieno giorno. La polizia cinese è intervenuta quasi subito e l’ha portato all’ospedale di Damshung. Avendo riportato ustioni su quasi il 90% del corpo, fonti di Rfa sostengono che le forze dell’ordine l’avrebbero trasferito in un ospedale di Lhasa, più attrezzato per casi del genere. Da quel momento, del giovane si sono perse le tracce.

Fonti del governo tibetano in esilio hanno provato a contattare ospedale e polizia di Damshung per avere notizie, ma senza successo: gli agenti negano che l’incidente sia mai avvenuto. Tuttavia, dopo il 7 luglio le forze dell’ordine hanno aumentato i controlli nella contea. Le linee telefoniche non funzionerebbero, e chi è a Lhasa non può mettersi in contatto con parenti o amici a Damshung.

Questa autoimmolazione è la terza che avviene nei dintorni della capitale della Regione autonoma tibetana. La maggior parte delle autoimmolazioni che dal 2009 insanguinano la protesta del popolo tibetano sono avvenute nelle province cinesi del Sichuan, dello Qinghai e del Gansu. 

In una recente intervista al giornale indiano The Hindu il Dalai Lama, il leader tibetano che vive in esilio in India, ha affermato di “non poter dare un giudizio su questa forma di protesta”, sottolineando che si tratta di un “problema politico molto, molto delicato”. La maggior parte della immolazioni si sono verificate nelle zone a popolazione tibetana della provincia cinese del Sichuan.

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