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Emergenza incendi: sale l’allarme anche per il 2012

Legambiente: “Fondamentale realizzare e aggiornare il catasto delle aree percorse dal fuoco”

ROMA – Resta alto l’allarme per il fenomeno degli incendi boschivi nel nostro Paese. Anche l’estate 2012 si è aperta con un preoccupante numero di roghi, superiori a quelli registrati nello stesso periodo del 2011. Simbolo di quest’estate infuocata è il Parco del Pollino, in Calabria, sfigurato della sua bellezza con alberi secolari ed ettari di verde divorati dalle fiamme. Ma anche Lazio, Liguria, Campania, Puglia, Sardegna e Toscana stanno vivendo condizioni critiche.
Le cronache di questi giorni dimostrano come non sia possibile abbassare la guardia di fronte ad un fenomeno che rischia di devastare ogni anno il patrimonio boschivo e forestale della Penisola. Per contrastare i roghi Legambiente ribadisce l’importanza di tre punti fondamentali: serve una maggiore prevenzione e tutela del territorio, un incremento delle risorse da destinare alle unità operative e ai soggetti deputati a contrastare il fenomeno degli incendi e la realizzazione di campagne informative e di sensibilizzazione.

E i dati del Corpo Forestale dello Stato parlano chiaro: senza contare gli eventi più recenti, al 15 luglio sono stati 3900 gli incendi che hanno colpito l’Italia nel 2012; 19 mila gli ettari di superficie percorsa dal fuoco, suddivisi in circa 11mila di superficie boscata e 8mila ettari di superficie non boscata. Dal confronto dei dati rilevati nel 2011, nello stesso periodo di riferimento, si è registrato un aumento rilevante dei roghi, circa il 165% in più rispetto allo scorso anno. A questo si associa anche un significativo incremento della superficie colpita dalle fiamme, circa il 196% in più con un prevalente aumento di superficie boscata pari a oltre il 200%.
Questi dati destano particolare preoccupazione proprio se raffrontati con l’andamento che ha caratterizzato il fenomeno degli incendi negli ultimi anni. Dopo la drammatica estate del 2007, quando andarono in fumo oltre 225.000 ha di aree verdi, diversi fattori avevano contribuito ad una riduzione del fenomeno degli incendi: in particolare, i risultati ottenuti con l’applicazione della legge quadro 353 del 2000 che prevede gli strumenti mirati a ridurre la possibilità di speculare sulle aree percorse dal fuoco, il miglioramento delle capacità operative di spegnimento degli incendi, la realizzazione di campagne informative e di sensibilizzazione.

“Il preoccupante aumento del numero degli incendi dimostra come sia necessario continuare a puntare sulla prevenzione e destinare le risorse necessarie per le alle attività di contrasto ai soggetti che cooperano nella lotta agli incendi boschivi e ai comuni, che già vivono pesanti tagli. Le amministrazioni locali svolgono, infatti, un ruolo fondamentale nell’applicazione della legge quadro 353 del 2000 attraverso la realizzazione e l’aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco, unico vero strumento per limitare a monte la possibilità di speculare sulle aree bruciate.” – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente.

La maggior parte degli incendi che interessano aree boschive, infatti, è di origine dolosa: ben il 65% dei casi secondo i dati diffusi dal Corpo Forestale dello Stato. Per questo motivo, il catasto delle aree percorse dal fuoco è uno strumento di particolare importanza. Secondo i dati emersi dall’indagine realizzata da Legambiente con il Dipartimento della protezione civile, se alcuni sostanziali passi avanti in questa direzione sono stati fatti restano ritardi da colmare: il 78% dei comuni campione dello studio ha realizzato il censimento delle superfici bruciate e nella metà delle amministrazioni intervistate il catasto è stato aggiornato nel corso del 2010. Soltanto il 5% delle amministrazioni comunali intervistate per la realizzazione del dossier risulta applicare pienamente la legge quadro in materia di incendi boschivi

Secondo dati Legambiente, per quanto riguarda le attività di prevenzione e cura del territorio e delle aree boschive,  il 69% dei comuni intervistati svolge una corretta manutenzione della rete viaria di servizio, organizza una regolare pulizia dei terreni e attività selvicolturali per arginare l’innesco di piccoli focolai, e realizza viali parafuoco talvolta determinanti per bloccare l’estendersi di un eventuale incendio. Solo il 20% dei municipi, tuttavia, organizza attività di avvistamento e presidio del territorio, sia con reti strumentali che con personale. Il 60% dei comuni sostiene con accordi e convenzioni il volontariato di protezione civile specializzato nell’antincendio boschivo. Il volontariato rappresenta una risorsa importante, in ausilio alle amministrazioni e alle autorità competenti, per tutte le attività finalizzate alla tutela del territorio.

Infine il 45% delle amministrazioni comunali realizza campagne informative rivolte alla popolazione. Tali attività di sensibilizzazione sono di essenziale importanza per limitare l’innesco di incendi di origine colposa: nel 23% dei casi, infatti, sempre secondo i dati diffusi dal Corpo Forestale dello Stato, gli incendi divampano proprio a causa dell’incuria e della disattenzione dei fruitori delle aree naturali. Accendere fuochi per ripulire le aree di pascolo o per eliminare nei campi la vegetazione secca, accendere fuochi in aree non attrezzate e in prossimità di zone alberate, gettare mozziconi di sigarette accesi, abbandonare rifiuti nelle aree boschive sono comportamenti che espongono al rischio del divampare di incendi anche di notevoli dimensioni

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