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Inchiesta Why not. 9 condanne e 9 assoluzioni

CATANZARO – Quella chiusa oggi con la sentenza di primo grado non è che una pagina processuale della complicata vicenda Why Not. Dopo oltre un anno di udienze i giudici del tribunale di Catanzaro hanno emesso la sentenza nei confronti di 26 imputati con 9 condanne, a pene variabili dai 3 anni e sei mesi agli otto mesi di reclusione, nove assoluzioni mentre, per altre 8 persone, i reati sono ormai prescritti.

La condanna maggiore è stata inflitta all’ex amministratore delegato della società Why Not, Giancarlo Franzè (3 anni e sei mesi) mentre tra gli imputati assolti figura l’ex vice presidente della giunta regionale di centrosinistra, Nicola Adamo. Nella sentenza è stato disposto anche il risarcimento alle parti civili ed in particolare la somma di 9 mila euro a Fincalabra e 100 mila euro alla Regione Calabria. Nel corso della requisitoria i sostituti procuratori generali Massimo Lia ed Eugenio Facciolla avevano chiesto la condanna di 14 imputati. Per gli altri 12 imputati l’accusa aveva chiesto l’assoluzione o il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Nei mesi scorsi si è già svolto il processo di secondo grado per gli imputati che scelsero di farsi giudicare in primo grado con rito abbreviato. Il 27 gennaio scorso la Corte d’appello di Catanzaro ha riconosciuto colpevoli l’imprenditore Antonio Saladino e Giuseppe Lillo, condannati a 3 anni e 10 mesi il primo ed a 2 anni il secondo. I giudici hanno condannato anche l’ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero ad un anno di reclusione per abuso d’ufficio e Nicola Durante sempre ad un anno di reclusione. Nei confronti dell’ex presidente del la Regione, Giuseppe Chiaravalloti, per il quale la Procura aveva chiesto un anno e 6 mesi di reclusione per abuso d’ufficio, i giudici hanno dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. I giudici della Corte d’appello confermarono le assoluzioni di Gianfranco Luzzo, Tommaso Loiero, Franco Nicola Cumino, Pasquale Anastasi, Giuseppe Fragomeni ed Enza Bruno Bossio. Nonchè le condanne già emesse dal gup e poi impugnate dagli imputati Francesco Saladino, che ha avuto 4 mesi e 300 euro (oggi i giudici gli hanno concesso la non menzione nel casellario giudiziale) e Rinaldo Scopelliti, che ha avuto un anno.

È ancora in corso, invece, il processo di primo grado a carico di sei persone accusate di associazione per delinquere. Sono imputati gli esponenti politici Nicola Adamo, Ennio Morrone, Franco Morelli e Dionisio Gallo, il coordinatore del consorzio «Brutium», Giancarlo Franzè, ed il dirigente della Regione Calabria, Aldo Curto. I sei erano stati prosciolti nel marzo del 2010 dal gup, Abigail Mellace. Nel luglio scorso la Cassazione, accogliendo il ricorso dei sostituti procuratori generali Lia e Facciolla, ha annullato con rinvio il proscioglimento dei sei imputati accusati di associazione per delinquere e gli atti sono stati trasmessi al nuovo giudice per le udienze preliminari, che ad aprile ha disposto il rinvio a giudizio. È ancora in fase di indagine, infine, Why not 2. Il gup Mellace dopo la sentenza ha disposto l’invio alla Procura degli atti relativi alle posizioni dei tre soci della Why Not Outsourcing, Caterina Merante, Giancarlo Franzè e Antonio La Chimia richiedendo un supplemento di indagini. «In questo processo c’era molto di più, altrimenti non mi avrebbero strappato la toga da pubblico ministero». Così ha commentato la sentenza il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

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