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Crisi economica. L’Italia non va. La recessione colpisce ovunque

ROMA – L’Ufficio Studi di Confcommercio ha diffuso dati preoccupanti sull’economia sommersa. Infatti, la mancata semplificazione normativa, le lungaggini burocratiche, la bassa qualità dei servizi pubblici e l’onerosità degli adempimenti collocano l’Italia in fondo alle classifiche nel confronto internazionale.

Rispetto agli altri Paesi, infatti, il Bel Paese registra il più basso livello di efficienza del sistema giudiziario ed è agli ultimi posti per la capacità di risolvere controversie tra imprese, per la diffusione di pagamenti irregolari e tangenti, per i costi e i tempi di adempimento degli obblighi fiscali (occorre un numero di ore quasi 5 volte superiore a quello del Lussemburgo). Non finisce qui: nel campo dell’istruzione, ad una percezione abbastanza positiva della qualità della scuola primaria, fa riscontro una minore performance del sistema educativo superiore, anche a causa della scarsa diffusione del web all’interno delle scuole; solo sul versante della sanità si registra un risultato positivo. Ad essere particolarmente danneggiato dalla lentezza burocratica, oltre che dagli incendi e dalla siccità tipici di questo periodo, è il settore agricolo. La Coldiretti, commentando lo studio della Confcommercio, è dell’opinione che “Tagliare la burocrazia a carico delle imprese aiuterebbe a recuperare qualche punto di Pil”. “Non vanno certo eliminati – continua la nota della Coldiretti- gli adempimenti che garantiscono la sicurezza alimentare ed ambientale che qualificano il nostro made in Italy, ma non c’è dubbio che troppo spesso la burocrazia si inventa pratiche per giustificare se stessa.

L’attività legislativa, infatti, rimanda spesso a provvedimenti amministrativi che alimentano una tecnocrazia che mette a rischio la competitività delle imprese, soprattutto in un difficile momento di crisi”, conclude la nota dell’associazione dell’agricoltura italiana. Una fotografia di questo periodo di crisi è stata scattata anche dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre. Secondo i dati dell’associazione, il reddito delle famiglie è tornato ai livelli di 10 anni fa. La crisi ha fatto anche decurtare i risparmi del 26,4% a fronte di un aumento della spesa per i consumi finali (al lordo dell’inflazione) del +4%.  Gli effetti di questa crisi sono stati devastanti per le famiglie italiane. Tra il 2008 ed il 2011, infatti, la spesa delle famiglie è aumentata del 4%, attestandosi sui 962,6 miliardi di euro. Per contro, i risparmi hanno subito una caduta verticale del 26,4%, scendendo a quota 93,5 miliardi di euro, mentre il reddito disponibile è rimasto pressoché uguale (+0,3%). Scende di conseguenza anche il potere d’acquisto che in questo quadriennio è sceso del 3,7%. L’inflazione, sempre tra il 2008 ed il 2011, ha fatto segnare un +5,2%. Tra il 2001 e il 2011, invece, la situazione ha visto registrare un aumento della spesa del 30,4%, una contrazione del risparmio del 16,5%, un incremento del reddito del 24,2%, una inflazione del +24%, mentre il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,5%.

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