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Monti vuole cambiare la mentalità agli italiani tra tasse e tangenti. E la patrimoniale?

ROMA – Mario Monti è certo che la sua politica aiuterà gli italiani a cambiare mentalità. Almeno è questo quanto ha riportato il Wall Street Journal che ha intervistato il premier italiano.

Mentalità – ha precisato Monti – che non vuole diventare come quella tedesca, ma eliminare quelle collusioni che sono alla “base di comportamenti come l’evasione fiscale. Eppure l’unica preoccupazione del presidente del Consiglio finora adottata  è stata quella di tartassare i ceti più deboli,  evitando accuratamente di colpire quelle fasce sociali che di soldi e liquidità ce ne hanno davvero tanto. Altro che nuova visione dell’economia, altro che patrimoniale, altro che “manovra equa”. La ricetta Monti è diventata un mero calcolo matematico il cui risultato determina  l’autorevolezza di un paese. E poco importa come ci si è arrivati. Tuttavia, dietro lo spread, l’inflazione o il il Pil rimane la vita degli italiani in carne ed ossa, ai quali i parametri di sopravvivenza sono ben altra cosa rispetto alle quotazioni di borsa e alla finanza virtuale, nonostante siano stati proprio questi due elementi ad innescare il disastro a cui stiamo assistendo.
E proprio oggi arriva l’ennesimo schiaffo per l’Italia, soprattutto per il governo Monti a riprova che quella “mentalità” a cui fa riferimento Monti altro non è che la brutta regola adottata molto diffusa, che solo una rivoluzione culturale del popolo potrebbe cancellare.

L’Italia infatti per quanto concerne pagamenti irregolari e tangenti si classifica tra i primi posti nei paesi 26 paesi europei ed extra europei, come Usa e Giappone, presi in considerazione. E’ quanto emerge dal rapporto sulle determinanti dell’economia sommersa dell’Ufficio studi di Confcommercio, su dati 2010 del World Economic Forum e della Banca Mondiale. Insomma ancora una volta l’Italia è ultima per qualità ed efficienza delle istituzioni, per il sistema giudiziario e per i suoi tempi di attesa, per la diffusione di pagamenti irregolari e tangenti, per l’eccesso di burocrazia che affossa sul nascere la fantasia di chi vuole fare impresa e soprattutto per l’economia sommersa che nessun governo italiano ha mai affrontato efficacemente.
Insomma non bastava essere al 69 posto nella classifica di Transparency International sulla percezione della corruzione, ora arriva l’ennesima mazzata.
E non finisce qui. Oggi  anche la  Cgia  di Mestre ha diffuso l’ennesimo rapporto in cui emerge inequivocabilmente che “le famiglie italiane sono alle corde, spendono sempre meno, cosicchè la situazione economica dei piccoli commercianti e degli artigiani si fa sempre più difficile”.
In pratica la disponibilità delle famiglie italiane è tornata ai livelli di 10 anni fa. E sono gli stessi nuclei familiari ai quali -visto le ristrettezze economiche dovute anche alle nuove tasse –  è stato negato di andare in vacanza e che probabilmente quando torneranno al lavoro dopo l’estate troveranno le fabbriche chiuse o magari riceveranno la lettera della cassaintegrazione. Un popolo di disoccupati  incazzati, precari incerti e giovani dalle speranze bruciate con i salari e le pensioni più basse d’Europa, ma con tanta voglia di cambiare la mentalità di chi finora ha governato questo strano Paese.

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