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Carceri, realtà sempre più critica. Cento morti da inizio anno

Pannella pressa Napolitano e insiste su amnistia e indulto

ROMA – Si parla spesso di quanto sia critico il sistema delle carceri nel nostro Paese, sovraffollate e troppo spesso invivibili. Secondo recenti stime che partono dal primo gennaio 2012, la lista delle vittime del sistema penitenziario ha superato ad agosto la triste quota cento.

A denunciarlo a chiare lettere è il “cartello” di associazioni e gruppi dell’Osservatorio permanente sulle morti in carcere (Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone” Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”) in una nota congiunta dove si afferma che tale sistema carcerario del nostro Paese è “sempre meno capace di tutelare la vita e la salute delle persone che dovrebbe “custodire”: 6 da inizio agosto, 100 da inizio anno, 2.033 (duemila trentatré) negli ultimi 12 anni”. La maggior parte muore per cause naturali, ma resta comunque preoccupante il dato riguardante i suicidi in cella. Secondo l’Osservatorio Permanente si tratta di “Una vera e propria strage che, equiparata a quella della “criminalità organizzata”, vale a dire tutte le varie mafie, tra il 2000 e il 2011 ha ucciso 1.579 persone, mentre 593 sono state le vittime della criminalità comune nel corso di rapine”. L’osservatorio ha evidenziato anche la drammaticità delle ultime morti avvenute per le “mancanze” del nostro sistema penitenziario.

La prima vittima, Costa Ngallo, cardiopatico e dializzato, nel 2011 aveva ottenuto la detenzione domiciliare, ma non aveva un alloggio: avrebbe avuto bisogno di una struttura di accoglienza che si potesse occupare di lui anche dal punto di vista sanitario. La struttura non si trova, così rimane in carcere. E così, tre volte alla settimana veniva condotto all’ospedale Pertini per sottoporsi alla dialisi: in 15 mesi più di 200 “traduzioni” – dice l’Osservatorio – con costi di decine e decine di migliaia di euro… che avrebbero potuto essere spesi per reperirgli un alloggio e forse salvargli la vita’. L’8 agosto, durante l’ennesimo viaggio al “Pertini”, Costa Ngallo muore. Altra storia è quella di Cheung Rhee He, nato in Corea, che non avendo parenti in Italia aveva ripetutamente chiesto il trasferimento in un carcere a Roma, in modo tale da avere colloqui con i famigliari attraverso l’Ambasciata. Nelle scorse settimane aveva anche iniziato uno sciopero della fame, a sostegno della richiesta. Era sottoposto ad osservazione psichiatrica e in cella di isolamento. A fine luglio, l’ultima visita dello specialista avrebbe confermato che le sue condizioni non destavano preoccupazione: la sera del 4 agosto Cheung si impicca alla branda a castello. L’ultimo detenuto si chiamava Luigi Didona: era in carcere per reati legati al suo stato di tossicodipendenza e in condizioni di salute molto precarie, tanto che giovedì 2 agosto il magistrato gli riconosce l’incompatibilità con la detenzione, disponendone la scarcerazione. Il provvedimento gli doveva essere notificato entro le 24 ore, ma Luigi Didona muore prima. Mentre pranza in cella si strozza con un pezzo di carne: essendo senza denti, cercava di inghiottirlo intero. Viene soccorso, ma muore in Ospedale per arresto cardiaco da soffocamento.

Negli ultimi giorni è balzato agli occhi dei media anche un’esplosiva situazione sanitaria. Infatti, secondo recenti studi statistici, un detenuto su cinque è risultato essere positivo ai test della Tbc. Su quest’ultimo argomento si confronteranno medici e specialisti che dal 26 al 28 settembre si riuniranno a Viterbo in occasione della Conferenza europea sulle malattie infettive, le politiche di riduzione del danno e dei diritti umani in carcere, organizzata dalla Simpse (Società italiana di medicina e sanità penitenziaria) e dalla Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali). Ovviamente, queste sono solamente alcune delle gravità che sconvolgono il sistema penitenziario italiano. Alcuni soggetti del mondo della Politica, Pannella e Radicali in testa, si battono da anni per spostare l’attenzione in merito e promuovere soluzioni per migliorare questa così drammatica realtà. Anche il ministro della Giustizia, Paola Severino, si è recentemente avvicinata all’argomento: “Affrontare i problemi e cercare soluzioni concrete” ha detto il Guardasigilli visitando giorni fa il carcere romano di Regina Coeli, insieme con il governatore del Lazio, Renata Polverini. Infine, Rita Bernardini, deputata radicale, ha ricordato che il giorno di Ferragosto, assieme a Marco Pannella, farà un giro dei penitenziari italiani per dare sollievo ai detenuti. “Siamo continuamente sollecitati da casi drammatici – ha spiegato a Unomattina estate – Persone che muoiono in carcere, che non sono curate e assistite e che non fanno quei percorsi di riabilitazione previsti dall’articolo 27 della Costituzione. L’Italia è un paese fuori legge e non lo diciamo noi”.

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