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La bufera economica e lo schieramento progressista che non c’è

ROMA – La tempesta finanziaria attesa attorno a ferragosto, che avrebbe dovuto piegare l’economia italiana, non c’è stata, per fortuna. Si sono invece susseguite le dichiarazioni di diversi ministri, l’ultimo è stato Grilli, tese a destare un certo ottimismo sulla possibilità che l’Italia ce la faccia e ce la faccia senza aiuti.

Tuttavia tutti gli attori politici sanno che non c’è un’ aria tranquilla attorno al paese e nel paese. Si moltiplicano i conflitti istituzionali, ieri Quirinale- Procura di Palermo oggi Palazzo Chigi- Tribunale di Taranto. La crisi sociale comincia a mordere. La politica non ha risolto alcuni dei suoi problemi. L’idea che l’autunno potrebbe essere contrassegnato dal voto anticipato perde tuttavia possibilità. Manca ancora la legge elettorale senza la quale Napolitano non scioglierà mai  le Camere. Soprattutto i partiti non sanno come andare al voto. A destra il fantasma di Berlusconi aleggia sopra il suo mondo sollevando rari entusiasmi e silenziose preoccupazioni. Il dopo-Berlusconi si è rivelato più complicato del previsto non solo per le difficoltà di Alfano di essere leader ma soprattutto perché il berlusconismo non prevede successori. L’area centrista si dà un gran da fare ma finora non si è raccolta attorno a nulla di concreto con Luca di Montezemolo che resta nell’incertezza, i ministri tecnici che vorrebbero scendere in politica ma non hanno il coraggio di annunciarlo e Casini che vorrebbe federare questo accrocco ma finora non vi è riuscito. Il grillismo naviga ormai pressocchè silenzioso convinto di aver in tasca già un buon risultato anche cannibalizzando Di Pietro. Pd e Vendola stanno facendo prove tecniche di alleanza che, secondo alcuni osservatori, potranno trasformarsi nel giro di un anno in prove concrete di fusione. Questo quadro dice che il vincitore assoluto del prossimo voto politico ancora non c’è, anche se si intravvede un possibile vincitore “ai punti” in Bersani, con o senza Vendola. L’impressione che gli scenari della politica questa volta non possano essere programmati in anticipo viene proprio da questa poca chiarezza negli schieramenti  e soprattutto dal probabile contesto internazionale del dopo-voto Non è improbabile che sia la campagna elettorale sia il  voto creeranno molti allarmi nei mercati e spingeranno le forze politiche a nuovi patti nazionali.  Soprattutto se il prossimo parlamento vedrà crescere la componente anti-europea, la spinta verso nuovi governi di emergenza o di unità nazionale o di tipo tecnico si farà sentire. Il Pd lo esclude, i berlusconiani non ne parlano, o, come La Russa, a nome degli ex An, ne fanno oggetto di un ricatto scissionistico. Ferragosto non  porterà tuttavia consiglio. La situazione sembra avvitata su se stessa. Molti leader cominciano a guardare alla scadenza del mandato di Napolitano come al momento in cui si ridefiniscono molti giochi e molte carriere. Ma il problema vero è che l’Italia, unico paese in Europa, non ha uno schieramento progressista definito da contrapporre a uno conservatore altrettanto chiaramente circoscritto. Non è questione di nomi, ma di definizione del proprio campo, di programmi, di leadership. Chissà se l’autunno sarà diverso.

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