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Europea in tilt: l’austerità come il cane che si morde la coda. Monito di Napolitano

ROMA – Troppa grazia, Ferragosto. Ci offre di tutto e di più. Intanto la rabbia dei gitanti in auto alle prese con i  nuovi aumenti dei carburanti.

Non solo, il classico “bollino rosso” di cui ci narrano le cronache relative al traffico è dovuto soprattutto al mordi e fuggi, una giornata al mare e basta perché i soldi non ci sono. E da qui prende le mosse la cronaca di questi giorni in cui Caligola si è presentato con un caldo infernale. E’ il Presidente della Repubblica a farsi interprete  delle  difficoltà di milioni di famiglie, quelle a reddito fisso dei lavoratori e dei pensionati, che non ce la fanno più, la cinghia è ormai tanto tirata che rischia di strapparsi.  Napolitano mentre è sottoposto ad un tiro al bersaglio
da Di Pietro e Grillo che lo accusano di tutto e di più, con grande tempismo coglie l’occasione della approvazione del decreto  sulla spending review, per porre all’attenzione del governo i problemi che interessano  davvero gli italiani.

La lettera del Capo dello Stato: scelte egualitarie e socialmente sostenibili

Fa inviare una lettera al sottosegretario alla presidenza del Consiglio , Catricalà, con la quale ricorda i sacrifici fatti dai cittadini e invita il governo nei provvedimenti che saranno adottati ,nel quadro della revisione della spesa, a “scelte egualitarie sostenibili socialmente e coerenti con la necessità prioritaria degli investimenti per innovazione,ricerca e formazione” Catricalà gira ai ministri  e fa sapere che i rilievi del Capo dello Stato sono utili. La seconda grande questione  è l’Ilva.   Un dramma per una città, per un area importante ammorbata da ciò che, nel corso degli anni  è uscito dagli altiforni dell’impianto siderurgico  più grande di Europa.  Il rischio da evitare è che si apra un insanabile contenzioso fra un magistrato, o meglio una procura della Repubblica, che ordina di porre sotto sequestro gli impianti  bloccando la produzione e il governo che ha approvato un piano di risanamento  senza bloccare la produzione.  Il quesito non è di poco conto perché il governo rivendica il diritto esclusivo di decidere le politiche industriali. Venerdi sarà una giornata molto importante. I ministri andranno a Taranto,  incontreranno le autorità locali, l’azienda e contano di confrontarsi con il procuratore della Repubblica per  definire una possibile mediazione. Tutti concordano che diritto al lavoro e diretto alla salute sono due facce della stessa medaglia , in questo quadro, si può risolvere il problema con l’Ilva, come dice il segretario generale della Fiom Maurizio Landini, che deve porre mano al portafoglio e fare la sua parte.  

Ilva: Il vero problema è la qualità del lavoro

Dall’Ilva bisogna partire per affrontare il vero problema prioritario: la qualità del lavoro  per tutelare  insieme, i lavoratori,l’ambiente, la salute dei cittadini. Qui sta la necessità di un cambio di rotta nelle politiche governative . Con la riforma del mercato del lavoro infatti  si  sono diminuite, di fatto,  tutele,  diritti, dei lavoratori,  si è mirato a indebolire i sindacati: Quella parola che non piace a Monti, la concertazione, è una possibile chiave di volta. E’ nel lavoro, nella dignità del lavoro insomma, che un paese definisce il suo grado di civiltà, di socialità.  E dall’Italia  si passa all’ Europa .  Le cronache sono segnate da due  fatti: tutti i 17 paesi dell’area euro sono  in difficoltà .Secondo la stima flash di Eurostat, il Prodotto interno lordo  euro è calato dello 0,2% rispetto al primo trimestre ed è sceso dello 0,4% rispetto al corrispondente trimestre del 2011.

Nei paesi dell’ Ue calano Pil e produzione industriale .In Italia -8%

Nell’Unione europea, il calo del Pil è dello -0,2% .Per l’Italia la stima Eurostat è di -0,7% congiunturale e di -2,5% tendenziale. Per la Germania +0,3% e +1%, per la Francia +0% e +0,3%.  Peggiore performance di noi hanno fatto solo Grecia (-6,2%) e Portogallo (-3,3%). Insieme al Pil  europeo cala la produzione industriale, meno 0,6% mensile dopo il +0,9% di maggio. Su base annua si è registrato una flessione del 2,1%.   L’Italia è maglia nera con un -8. Un segno chiaro  che le politiche di austerità portate avanti dalle tecnocrazia europee, dai dei governi conservatori hanno  fatto fallimento. L’austerità è come il cane che si morde la cosa, genera altra austerità. Bisogna puntare sulla crescita, sul lavoro, sull’0ccupazione dei giovani.. E’ vero che la Germania vede un aumento del Pil, ma è  minore di quanto previsto  e ci sono segnali di rallentamento dell’economia.  Da  qui parte la campagna  dei “falchi” ,cui  Anghela Merkel lascia ampi spazi, per bloccare  qualsiasi intervento, a partire dal salva stati sul quale si pronuncerà la Corte  costituzionale tedesca che ha confermato la sentenza per il 12 settembre.

Pittella. Non sono i tedeschi a pagare il prezzo della crisi

Gianni Pittella, vicepresidente Vicario del Parlamento europeo  da noi intervistato sottolinea che “Il boom delle esportazioni della Germania, che hanno superato in valore quelle cinesi e la domanda nell’ultima asta dei bund, che nonostante  i tassi negativi ha superato largamente l’offerta, dimostra
che non sono i contribuenti tedeschi a pagare il prezzo della crisi dell’euro ma al contrario ne stanno ampiamente beneficiando’’. I diktat tedeschi, giustificati dalla signora Merkel con l’insofferenza dell’opinione pubblica interna, non hanno evidentemente fondamento. Il patto di solidarieta’
su cui poggia la forza e il progetto dell’Unione europea-prosegue Pittella- e’ messo pericolosamente in discussione per perseguire interessi nazionali ristretti e miopi’’. ‘’L’Italia sta pressando i suoi contribuenti per mantenere gli impegni assunti in Europa, ieri ha riscosso la quota di imposte da versare a quel fondo Salva-stati che potrebbe allontanare la speculazione dal debito sovrano europeo mentre la Germania lo sta boicottando, rinviando di giorno in giorno il pronunciamento della Corte costituzionale’’ : ‘’Sono comportamenti inaccettabili-coclude Pittella- sui quali i paesi dell’Unione europea devono chiedere al piu’ presto un chiarimento definitivo: i tedeschi ci dicano loro se vogliono ancora restare i n Europa”.

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