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Ilva Taranto. Controlli ambientali e corruzione. 15 indagati

TARANTO –  Mentre si sta svolgendo il vertice sull’Ilva a Taranto con ministri Passera e Clini, spuntano altri indagati sulla vicenda.

Si tratta dell’altro fronte giudiziario, oltre a quello sull’inquinamento da parte del siderurgico, avviato dalla Procura tarantina e ruoterebbe intorno al ruolo che un ex consulente dell’Ilva, Girolamo Archinà, mandato via da Ferrante nei giorni scorsi, e membri della stessa famiglia Riva. Archinà divenne conosciuto per aver pronunciato una frase che guarda caso calza a pennello: “”Io ho sempre sostenuto che bisogna pagare la stampa per tagliargli la lingua! Cioè pagare la stampa per non parlare!” Gli indagati, infatti,  avrebbero cercato di orientare a proprio favore le ispezioni e le relazioni delle pubbliche amministrazioni.

 Stando a una serie di intercettazioni depositate dalla Guardia di Finanza in Procura, Archinà e Fabio Riva – figlio di Emilio e vicepresidente del gruppo Riva – avrebbero fatto pressioni su Regione, Arpa Puglia e organi ministeriali affinchè l’Ilva non venisse penalizzata, i controlli ambientali «ammorbiditi» e gli stessi dati sulle emissioni inquinanti ridimensionati.  Nell’indagine sarebbe anche coinvolto un perito nominato anni addietro dalla Procura come consulente in un’inchiesta sull’inquinamento, il docente universitario Lorenzo Liberti, già preside di Ingegneria nella sede di Taranto del Politecnico di Bari, che peraltro ha negato di aver mai preso soldi dall’Ilva. Su questo secondo filone di inchiesta indaga il sostituto procuratore Remo Epifani mentre l’inchiesta sull’inquinamento è affidata al pool guidato dal procuratore Franco Sebastio.

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