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Il ministero della propaganda. Per il governo la crisi è quasi finita

ROMA – Sembra di assistere ad una campagna propagandistica del ventennio stile Minculpop. Mentre le famiglie arrancano per arrivare a fine mese, i giovani senza futuro scappano, migliaia di persone perdono il posto di lavoro e chi ce l’ha non riesce ad arrivare a fine mese, prima il presidente Mario Monti e poi il ministro Corrado Passera, dicono di vedere l’uscita dalla crisi.

“Contiamo sul fatto che il 2013 non sia più un anno di recessione”, ha precisato il ministro dello Sviluppo economico. “Tanto del lavoro fatto va in questa direzione. Anche gli interventi anticiclici che abbiamo messo in campo servono a facilitare l’obiettivo. Non dobbiamo dimenticare che gli elementi europei sono talmente rilevanti che potrebbero aiutare il raggiungimento di questo traguardo o, viceversa, non favorirlo”.

Il fatto è che non ci crede nessuno. Certo la speranza è l’unica a morire, ma è indubbio che la crisi economica che ha travolto l’economia mondiale ci lancia un messaggio chiaro: lo stile di vita che abbiamo mantenuto fino ad ora non è più compatibile economicamente, socialmente e neppure dal punto di vista ambientale.

Ma allora perchè due importanti esponenti del governo continuano a dirci il contrario? La crescita come uscita dalla crisi, quando nessuno può permetterselo?
Insomma, sembra una sorta di propaganda mirata per sollevare il morale agli italiani, specie quelli che le ferie le hanno viste con il cannocchiale.
Neppure i sindacati abboccano all’ottimismo del governo preoccupati per cassa integrazione e licenziamenti che potrebbero addirittura aumentare con la riapertura di fabbriche e luoghi di lavoro.. Quale uscita dal tunnel?, tuona la Cgil. Anzi quello che si vede all’orizzonte è un inverno per nulla piacevole, come commenta Elena Lattuada, segretaria confederale della Cgil,
E non è l’unica a pensarla così. Per Luigi Angeletti della Uil “servirebbe un tavolo negoziale, ma credo poco che il governo abbia la forza per una operazione di questo tipo. non ha la forza politica per una vera concertazione e su questo fronte non c’è una convinta consapevolezza di tutti i suoi membri”.
“Monti ha detto che ce la faremo, non capisco su quali basi”, replica Raffaele Bonanni, segretario della Cisl.

Perfino la Confindustria dubita sulla presa di posizione del governo lasciando intendere che non si è fatto tutto quello che c’era da fare: “Solo con uno sforzo condiviso da tutti, recuperando quello spirito che nel dopoguerra fece grande l’italia, il paese potrà uscire dalla crisi”, ha detto Vincenzo Boccia, vicepresidente di Confindustria.

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