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Fecondazione assistita, la Corte europea dei diritti umani boccia la legge 40

ROMA – La legge 40 del 2004, che regola la procreazione medicalmente assistita “Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana”, viola la Convenzione europea sui diritti umani.

A stabilirlo è stata proprio una sentenza della Corte di Strasburgo che ha dato ragione ad una coppia di cittadini italiani portatori sani di fibrosi cistica. La Corte europea dei diritti umani ha bocciato l’impossibilità per la coppia, fertile, di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. Infatti, la legge italiana sulla fecondazione assistita vieta per le coppie di portatori sani di malattie genetiche di eseguire lo screening sugli embrioni, ma tale divieto –secondo la Corte- è in contrasto a sua volta con l’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani, relativo al rispetto della loro vita privata e familiare.  Questa la cronaca degli eventi: R. e W., rispettivamente del ‘77 e del ‘75, hanno avuto una bambina nata nel 2006 con la fibrosi cistica: allora hanno scoperto di essere portatori sani della malattia. Quando la donna è nuovamente rimasta incinta nel 2010, si è sottoposta alla diagnosi prenatale e il feto è risultato positivo. R. ha allora abortito. La coppia, che vuole avere un bambino sano, vorrebbe sottoporre gli embrioni ottenuti per la fecondazione assistita allo screening preimpianto. Quindi lo scontro con la legge italiana a causa del divieto dell’analisi degli embrioni per impiantare nella donna soltanto quelli sani e il successivo ricorso alla Corte di Strasburgo. La Corte, nel giudizio che non è definitivo, evidenzia la discrepanza e l’incoerenza fra questo divieto previsto dalla legge 40 e l’aborto terapeutico, che invece viene consentito. Sottolineando che il no alla diagnosi preimpianto è previsto, in Europa, solo in Italia, Austria e Svizzera.

 

La Corte di Strasburgo ritiene che lo Stato italiano debba versare alla coppia 15 mila euro come risarcimento per danni non materiali e 2.500 euro per le spese sostenute. “La legge 40 rimane un castello di carte. La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, sui limiti di accesso alle tecniche di Pma, riapre un ulteriore spiraglio nelle applicazioni delle tecniche di procreazione assistita, anche nei casi di malattie geneticamente trasmissibile”. E’ il commento di Maria Elisabetta Coccia, portavoce dell’associazione Cecos Italia, che raggruppa i maggiori Centri di fecondazione assistita in Italia. “A questo punto la legge 40 è ulteriormente e sensibilmente rimessa in discussione”, conclude Coccia. Ovviamente, la decisione della Corte di Strasburgo ha suscitato le reazioni da parte dei partiti politici italiani. Il giudizio della Corte europea per i diritti dell’uomo sulla legge 40 “è discutibile”, e “rischia di aprire la strada all’utopia dei sani per forza, per cui il diritto a nascere sarà proibito con l’espansione delle possibilità diagnostiche” ha affermato Paola Binetti, parlamentare dell’Udc.

 

“Alle sentenze di primo grado della Corte europea dei diritti dell’uomo un po’ ‘sopra le righe’ siamo abituati: queste procedure sono diverse da quelle della Grande Camera di Strasburgo e lasciano ampi margini di approssimazione. La legge 40 è una legge molto buona: più passa il tempo e più me ne convinco, guardando anche alle normative di altri Paesi” è l’opinione della deputata del Pdl Eugenia Roccella. “La decisione di Strasburgo ci indica la via: riscrivere completamente la legge 40. Come affermato dalla nostra Carta dei diritti e votato dall’Assemblea nazionale, questo sarà l’impegno del Partito Democratico” ha spiegato invece il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. “La saggia sentenza della Corte europea sulla legge 40 ci dice che occorre liberare l’Italia da un’insopportabile ipoteca, fatta di oscurantismo e di crudeltà, sul terreno dei diritti delle persone. Una nuova legge sulla fecondazione  assistita, una legge di civiltà, moderna, giusta ed umana: è un impegno chiaro e netto per il centrosinistra e per la sua agenda di  governo” è l’idea del leader di Sel Nichi Vendola.

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