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E’ morto padre Carlo Maria Martini

MILANO – E’ morto il cardinale Carlo Maria Martini, aveva 85 anni. A darne notizia è stata l’arcidiocesi di Milano.

Le condizioni del cardinale, che era ricoverato presso l’infermeria dell’Aloisianum, l’Istituto universitario di studi filosofici della Compagnia di Gesù a Gallarate, in provincia di Varese, erano peggiorate nelle ultime ore. Era da tempo malato di Parkinson e dopo un’ultima crisi, cominciata a metà agosto, è entrato “in fase terminale” così come ha spiegato il neurologo Gianni Pezzoli, che da anni lo aveva in cura. “E’ rimasto lucido fino all’ultimo e ha rifiutato ogni forma di accanimento terapeutico”, ha detto Pezzoli.  Nel 2002 il cardinal Martini aveva scelto di vivere a Gerusalemme ed era tornato in Italia solo sei anni dopo a causa di “complicanze non necessariamente legate alla sua patologia. Va infatti considerata anche l’età anagrafica”, ha spiegato Pezzoli. “Fino al rientro in Italia le sue condizioni sono rimaste discrete, ma il cardinale ha cercato di vivere una vita normale fino all’ultimo, praticamente fino all’ultima crisi”. “Dopo un episodio di disfagia acuta -continua il neurologo- il cardinal Martini non era più in grado di deglutire nulla ed è stato sottoposto a terapia parenterale idratante. Ma non ha voluto alcun altro ausilio: né la Peg, il tubicino per l’alimentazione artificiale che viene inserito nell’addome, né il sondino naso-gastrico. E’ rimasto lucido fino alle ultime ore e ha rifiutato tutto ciò che ritiene accanimento terapeutico”. L’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, aveva raccomandato a “tutti i fedeli della Diocesi e a quanti l’hanno caro speciali preghiere, espressione di affetto e di vicinanza in questo delicato momento”.  Una vita, quella di Carlo Maria Martini, che è stata legata fin da subito alla Chiesa Cattolica. Entrato nella Compagnia di Gesù a soli 17 anni, sacerdote a 25, il cardinale Martini è stato rettore del Pontificio Istituto Biblico e poi della Pontificia Università Gregoriana, prima di diventare arcivescovo di Milano nel 1980, ruolo che ricoprì fino al 2002. Tra le sue iniziative più importanti l’introduzione in Diocesi della “Scuola della Parola”, per accostare i laici alla Sacra Scrittura con il metodo della Lectio divina, e la “Cattedra dei non credenti”, serie di incontri rivolti a persone in ricerca della verità. Carlo Maria Martini, che ha sempre sentito con particolare passione i problemi dei detenuti, degli esclusi dalla società, non si è mai stancato di invitare laici e fedeli a interrogarsi sulle modalità di una prevenzione dei reati e ad una riflessione sulla pena che non deve mai perdere di vista la dignità della persona e su una giustizia che sappia ricucire i rapporti invece che reciderli. L’autorità di Martini non è stata messa in discussione nemmeno dalle Brigate Rosse che gli consegnarono l’arsenale in Curia in segno di ‘resa’. E’ accaduto nel 1984, quando i militanti dei ‘Comitati comunisti rivoluzionari’ consegnarono le armi in arcivescovado, chiedendogli di farsi mediatore per la ripresa del dialogo con lo Stato. Con il cardinale Carlo Maria Martini se ne va “un maestro dell’annuncio e della testimonianza del Vangelo nella nostra epoca. Un Padre della Chiesa dei nostri tempi” ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede. “Ricordo i due pilastri della sua spiritualità: la parola di Dio e gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola- prosegue padre Lombardi- erano la sua radice come gesuita. Nella scuola della ricerca di Dio in tutte le cose”. “La sua lezione -sottolinea- è anche essere stato una persona capace di avvicinarsi a tutti, aperto al dialogo senza riserve. Grande capacità di trovare punti d’incontro con gli altri”. Martini, conclude, “si era preparato nella fede a questo incontro con Dio. Il Papa eè informato, ha seguito con le sue preghiere l’agonia del cardinale”.

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