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ROMA – Circa 150 tavoli di crisi aziendale sono stati aperti al ministero dello Sviluppo economico. Ad essere a rischio sono circa 180mila lavoratori, 30mila invece gli esuberi: l’autunno –così come spiegano i sindacati che hanno rielaborato i dati del ministero- si prepara ad essere molto difficile sul fronte delle crisi aziendali.

Tra le principali vertenze sui cui si lavora per trovare una soluzione figurano Carbosulcis, Alcoa, Fincantieri, Lucchini, A.Merloni, Indesit, Fiat Termini Imerese e molte altre. E quindi scendono in campo i sindacati. Così come si legge sul sito della Cisl: “Alcoa, Carbosulcis, Eurallumina, Portovesme Srl, Keller, Eon, sono oggi i luoghi della sofferenza del lavoro, da tempo ormai familiari insieme a Ottana, Portotorres e alle meno note 1.770 crisi aziendali riguardanti tutti i settori produttivi della Sardegna. Una mappa della sofferenza del lavoro e dell’economia sarda che sollecita non solo la solidarietà ma anche e soprattutto la capacità attuativa dello Stato e della Regione, oltre che la responsabilità delle multinazionali che hanno operato e guadagnato nell’Isola”.
“Le crisi aziendali e le relative vertenze sindacali ancora aperte nei diversi settori produttivi dell’Isola –si legge ancora nella nota- rappresentano la punta dell’iceberg di una crisi che è stata per troppo tempo lasciata decantare sia dallo Stato che dalla Regione. Il rischio che è necessario prevenire è il diffondersi, a macchia d’olio, di preoccupanti tensioni sociali in tutti i territori della Sardegna”. Si chiede quindi di affrontare immediatamente e prontamente tutte le crisi industriali e produttive impostando allo stesso tempo una nuova strategia di politica produttiva e dello sviluppo.
Intanto, il ministro Passera lavora al dl crescita (lo ‘Sviluppo bis’) con misure riguardanti agenda digitale, start up, semplificazioni, attrazione degli investimenti diretti esteri e forse la carta d’identità elettronica. Il provvedimento sarà varato a metà settembre.

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