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Almaviva. Lavoratori contro la Cig. “Al Sud assumono e noi ci licenziano”

A rischio 632 posti di lavoro

 

ROMA – Situazione drammatica per i lavoratori del call center di Almaviva Contact, ex Alesia, che questa mattina si sono dati appuntamento davanti al X Municipio di Roma per protestare contro la Cassa integrazione che colpirà 632 dipendenti.

Lo scorso 28 agosto l’azienda, infatti, ha avviato la procedura per la Cig per tutti i suoi dipendenti che operano in Via Lamaro.
La causa, fa sapere il gruppo Almaviva, non è riconducibile al costo del personale, ma agli standard produttivi e qualitativi che sarebbero inferiori rispetto a quelli di altre sedi italiane.

Tuttavia i Cobas denunciano l’incoerenza dei piani aziendali dell’Almaviva Contact.
“Negli ultimi due anni l’azienda ha assunto circa 1200 persone nelle varie sedi del sud  con contratto a tempo indeterminato, usufruendo dei vari incentivi pubblici previsti dall’attuale normativa”, scrive in una nota il sindacato dei Cobas. “Almaviva Contact manda in rovina centinaia di lavoratori che nel non lontano 2007, a seguito della ‘falsa stabilizzazione’ prevista dalla finanziaria del 2006 dell’allora Governo Prodi, firmarono una liberatoria rinunciando al pregresso per ottenere in cambio un contratto part-time a 20 ore settimanali, con una retribuzione di circa 650 euro. Dopo aver usufruito per alcuni anni degli incentivi previsti dalla legge, l’azienda cerca di liberarsi di buona parte di questi lavoratori”.

Sulla vertenza è intervenuto anche il presidente della Provincia di Roma   Nicola Zingaretti, il quale si è reso disponibile ad aprire un avolo interistituzionale con Comune e Regione per portare la vertenza di fronte al governo.

Anche in Regione la notizia non è passata inosservata. Il consigliere regionale Fabio Nobile e il portavoce romano della Federazione della Sinistra, Fabio Alberti, hanno fatto sapere che presenteranno un ordine del giorno in Consiglio Regionale.  «Roma, già colpita pesantemente dalla crisi, – affermano i due esponenti dell’Fds – non può permettere che vengano azzerati altri 600 posti di lavoro, mettendo sullastrico altre 600 famiglie. Le istituzioni territoriali hanno il dovere diintervenire, a partire dalla Regione Lazio a cui chiediamo di convocare subito un tavolo con i lavoratori e l’azienda e di richiedere l’intervento del Governo nazionale. Come FdS  presenteremo in merito un ordine del giorno in Consiglio Regionale».

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