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Dare fastidio al Pd, sport nazionale della sinistra estrema. E non solo

ROMA – Il Paese è sull’orlo di una crisi di nervi. Il lunedi nero di Roma, i cui Palazzi del Potere sono stati bloccati per ora dalla sacrosanta rabbia degli operai dell’Alcoa di Portovesme, racconta di cosa possa diventare il prossimo incombente autunno.

E mentre Ezio Mauro sentenzia sulla solitudine operaia, “lasciata sola dalla politica” -per la verità ieri solo Stefano Fassina, rischiando le contestazioni, ha avuto la faccia, proprio perché si è battuto per questo, di portare la solidarietà ai lavoratori-, Matteo Renzi, che si dipinge come un Davide disarmato contro Golia, cerca di trasformare, con l’appoggio di quasi tutti i Golia italiani (da Ezio Mauro a Ferruccio De Bortoli, dalla Confindustria alla finanza) i sentimenti contro la politica in consenso ad una linea moderata.
Stupisce un Paese in cui si chiede legittimamente di rottamare la rappresentanza politica da parte di editorialisti e commentatori  che, dall’epoca di Ciriaco De Mita e di Bettino Craxi, rilasciano patenti di riformismo. Alla neoperaista Repubblica giova ricordare i suoi inni alla terza via blairiana, con Anthony Giddens in prima pagina, contro noi che a sinistra eravamo indicati come antichi e superati, inni propinati fino a poco tempo fa.

Ma rimane il fatto che l’Italia è sull’orlo di una crisi di nervi. E fa una certa impressione vedere insieme, dopo che se ne sono cantate di tutti i colori, Paolo Ferrero e Nichi Vendola, Angelo Bonelli e Antonio Di Pietro, a presentare quesiti non risolutivi nel merito sulla legge Fornero, sapendo benissimo che per legge non si possono votare nel 2013 (anno di elezioni politiche) e che quindi saranno affrontati nel 2014, quando la legge Fornero avrà già dispiegato i suoi effetti perversi, a meno che non vinca il centrosinistra e non metta mano a quelle riforme. E’ una sinistra estrema che litiga su tutto e si mette d’accordo solo su come dare fastidio al Pd, vero e proprio sport nazionale in questa fine d’estate.
Ecco che almeno da Reggio Emilia sono venute parole chiare. Chi l’avrebbe mai detto che Pierluigi Bersani -che anch’egli aveva subito una qualche fascinazione neoliberale dieci, quindici anni fa- avrebbe ricominciato a costruire un vocabolario semplice e comprensibile. La finanza non può avere libertà di uccidere, ha detto Bersani, aggiungendo poi “sempre che  Moody’s e Standard and Poor’s non ce le aboliscano le elezioni sostituendole magari con delle consultazioni tra banchieri”.
Non ci sono scorciatoie. In queste ore, alla ripresa di un timido dialogo col Governo, in assenza di novità la CGIL, speriamo non da sola, sta per decidere uno sciopero generale. Il Pubblico Impiego si fermerà il 28 settembre per iniziativa congiunta della CGIL e della UIL. Quello che auspichiamo, visto che non sembra possibile alcuna novità politica in questo fine legislatura (se non negativa: come il nuovo vento proporzionalista di cui sono alfieri tanti Monti boys e tanti propugnatori di un Monti bis dopo le elezioni), è bene che la parola la prendano i lavoratori, con una lotta unitaria, e i cittadini, con primarie che diventino l’occasione per una svolta progressista e per contenuti nuovi dell’azione di Governo.

 

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