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Film anti-islam. S’infiamma la protesta in Medio Oriente. In Sudan e Libano 2 morti

Una taglia di 72mila euro sul produttore del film

ROMA – Non si placa la protesta contro “L’Innocenza dei Musulmani”, il film anti-islam ritenuto blasfemo dai musulmani. Anche oggi si registrano manifestazioni di dissenso in tutto il medio oriente. In Libano un manifestante è stato ucciso oggi negli scontri scoppiati oggi a Tripoli, città nel nord del Libano, tra le forze di sicurezza e i musulmani che protestavano contro il film anti-Islam. I manifestanti hanno anche incendiato un ristorante della catena di fast food americana Kentucky Fried Chicken. A Teheran migliaia di persone sono scese in piazza contro il video prodotto negli Stati Uniti che ridicolizza il profeta Maometto.  L’ayatollah Ahmad Janati oggi hja parlato davanti all’università della capitale lanciando pesanti accuse contro gli Stati Uniti.

Più grave la situazione a Gerusalemme dove la polizia ha dovuto ricorrere  a gas lacrimogeni per disperdere alcune centinaia di dimostranti palestinesi radunatisi alla porta di Damasco, presso la Città Vecchia, sempre per protestare contro il film.
Fonti locali hanno precisato che la manifestazione, organizzata al termine delle preghiere del venerdì nella Moschea al-Aqsa, è stata dispersa quando la polizia ha avuto la sensazione che i dimostranti volessero raggiungere il vicino consolato degli Stati Uniti.
Centinaia di persone si sono riversate per le strade nella provincia orientale afghana di Nangarhar gridando slogan anti-americani e bruciando bandiere a stelle e strisce e foto del presidente Barack Obama. Anche a Gaza proteste  migliaia di fedeli islamici al termine delle preghiere del venerdì nelle principali moschee cittadine, si sono radunati per condannare il film anti islam e hanno dato via a una serie di proteste, che si sono concluse dopo breve tempo senza incidenti.
Al Cairo ancora scontri dopo le proteste di ieri. Si registra una fitta sassaiola tra manifestanti e forze dell’ordine di fronte all’ambasciata americana. Centinaia di persone protestano davanti l’ambasciata, dove le forze di sicurezza hanno allestito un muro di blocchi di cemento alto 3 metri. La polizia risponde anche con il lancio di lacrimogeni.

In Sudan un manifestante è rimasto ucciso nei pressi dell’ambasciata Usa a Khartoum, dove da stamane sono in corso scontri tra polizia e manifestanti islamici in seguito alla diffusione del film sulla vita del profeta maometto. Lo riferiscono fonti mediche, secondo cui il dimostrante sarebbe deceduto dopo essere stato investito da un’auto della polizia sudanese.

Manifestazione di islamici salafiti anche ad Amman nei pressi dell’ambasciata americana . La polizia anti-sommossa ha allestito un cordone di sicurezza intorno alla sede diplomatica, impedendo ai manifestanti, che gridavano slogan contro gli Usa, di avvicinarsi.
«Gli Stati Uniti – ha detto  un leader salafita, Abu Mohammad Tahawee – stanno mostrando un doppio volto. Dicono di essere favorevoli alla libertà d’espressione, ma sostengono anche atti che minacciano di fomentare l’odio tra gli occidentali e i musulmani».
Il governo ha assicurato che proteggerà da ogni tentativo di assalto l’ambasciata Usa, attorno alla quale gli agenti rimangono di presidio, armati di gas lacrimogeni e idranti.

Tafferugli e scontri anche in Sudan dove 5 mila manifestanti hanno preso di mira  l’ambasciata britannica e quella tedesca a Khartoum. I manifestanti sono riusciti a issare la bandiera islamica al posto di quella tedesca e hanno appiccato il fuoco nella sede diplomatica. La polizia ha risposto sparando gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

In India, precisamente nel  Jammu e Kashmir, centinaia di musulmani hanno invaso le strade, bruciando bandiere israeliane e americane e chiedendo la rimozione della pellicola da Youtube. Leader religiosi islamici: “Protesta contro atto ignobile è un nostro diritto, ma no ad atti distruttivi. Cerchiamo la pace”. A Madras, invece, centinaia di manifestanti musulmani hanno preso d’assalto il consolato americano. Lo ha annunciato la polizia che ha precisato che 86 persone sono state arrestate. I manifestanti hanno «lanciato pietre, mandato in frantumi i vetri delle finestre del consolato, assaltato le telecamere di sorveglianza e tentato di oltrepassare il muro di cinta dell’edificio prima di essere dispersi», ha dichiarato un ufficiale superiore della polizia che ha richiesto l’anonimato.

La polizia yemenita è stata costretta a sparare in aria oggi per disperdere i manifestanti che stavano avvicinandosi all’ambasciata americana a Sanaa. Ieri quattro persone erano morte negli scontri. I poliziotti hanno anche usato idranti e gas lacrimogeni, mentre i manifestanti, a circa 500 metri dalla sede diplomatica Usa, bruciavano bandiere americane e urlavano chiedendo che l’ambasciatore venga espulso.

Circa 500 integralisti islamici sono scesi in piazza oggi anche a Giakarta. La folla è radunata davanti all’ambasciata americana di Indonesia, il più popoloso Paese musulmano. Anche in Malaysia, altro Paese a maggioranza musulmana dell’Asia, alcune decine di persone hanno manifestato marciando fino all’ambasciata Usa a Kuala Lumpur.

A Tunisi ambasciata blindata
L’ambasciata americana di Tunisi è di fatto isolata per la presenza di decine e decine di uomini delle forze di sicurezza e dell’Esercito (che spesso viene utilizzato in servizio di ordine pubblico, anche se raramente i suoi uomini operano in funzione anti-sommossa). La zone dell’ambasciata, che si trova a Berges du Lac, nella periferia a nord della Grande Tunisi, è stata di fatto cinturata, con barriere di metallo, cavalli di Frisia e filo spinato, che rendono impossibile anche il transito a piedi. Intorno ci sono almeno una dozzina mezzi della polizia e della Guardia nazionale, fuoristrada dell’Esercito e blindati con cannoni ad acqua.

Una taglia di 72mila euro sul produttore del film

Membri delle tribù Shinwar e Momand della provincia afghana di Nangarhar hanno annunciato che sulla testa del produttore del film è stata posta una taglia di cinque milioni di afghani (72.000 euro).

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