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Ilva. Le sorti dei lavoratori appese a un filo. Attesa la decisione del Gip

TARANTO – È una vigilia di attesa quella che vivono i sindacati metalmeccanici e i lavoratori dell’Ilva di Taranto dopo il doppio no al piano di investimenti dell’azienda pronunciato dai custodi giudiziali e dalla Procura della Repubblica.

L’attesa è per quello che deciderà la prossima settimana il gip Patrizia Todisco alla quale la Procura ha trasmesso il suo parere negativo sul piano da 400 milioni di euro presentato dal presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, per la messa a norma degli impianti.

Anche se il parere della Procura è obbligatorio ma non vincolante e il gip può anche disporre diversamente, appare difficile presumere, allo stato delle cose, che il giudice che il 25 luglio ha firmato l’ordinanza di sequestro senza facoltà d’uso dell’area a caldo dell’Ilva – il cuore produttivo della fabbrica – possa decidere in maniera diversa dalla Procura. Oltretutto, il gip è anche il magistrato che già a luglio aveva disposto il blocco delle lavorazioni e lo spegnimento degli impianti per bloccare l’inquinamento, e che in seguito ha anche revocato Ferrante dai custodi giudiziali.
È stato poi il Tribunale del Riesame, a cui l’Ilva si è appellata, a modificare in parte l’ordinanza del gip, confermando la non facoltà d’uso ma prevedendo il risanamento e la messa a norma degli impianti. Ed è stato sempre il Riesame, in una fase successiva, a reinserire Ferrante tra i custodi.
I sindacati tuttavia si augurano che qualche spiraglio sia ancora possibile, considerata la necessità di tutelare l’ambiente e la salute, ma anche migliaia di posti di lavoro, e che soprattutto l’Ilva faccia «uno sforzo ulteriore e significativo» in termini di investimenti.

Fim, Fiom e Uilm hanno infatti giudicato già martedì scorso, subito dopo la presentazione, poco efficace il piano dell’Ilva rispetto alla situazione, sebbene Ferrante abbia chiarito che si tratta solo di primi interventi, che i 400 milioni sono un primo stanziamento e che  guiranno gli interventi della nuova Autorizzazione integrata ambientale una volta che sarà stata definita. L’orientamento sindacale, per ora, è quello di non effettuare lunedì alcuna manifestazione e di attendere gli sviluppi della situazione. Questo però non esclude che ci possano essere comunque delle proteste visto che il clima in fabbrica continua ad essere contrassegnato da grande preoccupazione. Oltretutto, appena qualche giorno fa, i custodi hanno sollecitato l’Ilva ad attuare il loro piano di fermate e spegnimenti che dovrà partire dall’altoforno 1 e dalle batterie 4 e 5. E proprio gli operai dell’altoforno 1 sono stati quelli che hanno protestato venerdì temendo appunto il peggio.  Infine tra i sindacalisti non sono passate inosservate le dichiarazioni di ieri del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che ha ricordato che l’autorizzazione per l’esercizio degli impianti spetta al ministero e che in caso di conflitto con la magistratura sarà la legge a sciogliere il nodo.  Ieri intanto a Roma si è svolta una nuova riunione del tavolo tecnico per l’Aia all’Ilva. Si è parlato degli interventi da fare, del cronoprogramma da stabilire, delle soluzioni da adottare per i parchi minerali, ovvero come debba essere realizzata la copertura, problema, questo, per il quale l’Ilva – nell’ambito del piano da 400 milioni – ha affidato alla società Paul Wurth un incarico perchè rediga in 15 mesi un piano di fattibilità. Nei giorni scorsi i tecnici della Paul Wurth hanno già compiuto un primo sopralluogo a Taranto.

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