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Prigionieri del passato. Chi si rifugia nell’ultraterreno?

In fondo è sempre stato così: quando la realtà terrena oltrepassa i limiti del sopportabile per il comune senso della dignità e induce ripulsa, schifo, compaiono i profeti dell’altrove, dell’aldilà. A seguirli si paga il prezzo della rinuncia alla razionalità e alla responsabilità; ma può tornare comodo, e quindi…

Se ne legge anche nelle cronache politiche di oggi.
Ieri, nel dilagare ulteriore di episodi di malversazione, di mala-politica, si è accesa, in quel di Arezzo, una luce di novità: gli on. Fini e Casini hanno lanciato la “lista Monti”, o meglio i “Mille per l’Italia”.

Per dirla con le parole dei promotori, “una nuova offerta politica….un grande rassemblement…la cui crescita è affidata all’attivismo della società organizzata”, mica ai partiti, anzi si va oltre i partiti “senza furberie e senza plastiche facciali”. Citiamo ancora testualmente: “perché la politica non va rottamata, ma profondamente rinnovata”.
Nessun processo alle intenzioni; è doveroso prendere sul serio le parole. E le parole spese dicono di un forte desiderio di novità. Poi, però, sopravviene dal passato –per chi, come me, è abbastanza vecchio- una considerazione: i due promotori dell’incontro di Arezzo, e più autorevoli interpreti di questa spinta innovativa, possono vantare nel proprio curriculum politico di essere stati i “golden boy” rispettivamente di Giorgio Almirante (Fini) e di Arnaldo Forlani (Casini).
Non intendo, da ciò, dedurre alcun giudizio sommario e automatico, ma un interrogativo si affaccia impellente: dalla loro ruggente gioventù molto tempo e molti cambiamenti sono intervenuti, dunque il fatto che gli stessi siano ancor oggi tanto impegnati in prima linea a promuovere innovazione, testimonia più della loro autentica  propensione al nuovo, o della loro capacità di auto-conservazione, in ogni frangente? Naturalmente Casini non ha dubbi e lo ha detto ieri: “…si cambia, si volta pagina. E se è possibile farlo….è grazie a quelli che hanno deciso di cantare fuori dal coro”. (???)
La domanda è volutamente irriverente, ma il futuro del paese è questione troppo seria per non valutare con rigore la credibilità di ogni ipotesi posta in campo.
E quello andato in scena ieri è un esercizio di prestidigitazione allestito da chi, da almeno trent’anni, si esibisce sulla pubblica piazza, sempre in ruoli di protagonista, altro che “…fuori dal coro”!
Un esercizio che, per affascinare in questa valle di lacrime, si ammanta di sacralità: il nome del prof. Monti.
Il gioco, in sé, è perfino banale; più inquietante  che nell’orizzonte politico più ampio se ne avvertano echi e si alzino segnali di fumo, naturalmente in ragione del fascino che emana dal feticcio evocato.
Non mi riferisco ai movimenti in atto nello schieramento berlusconiano; lì tutto fa brodo per confondere le acque e rimanere nella partita, alla luce delle previsioni di sconfitta. Parlo del PD e del centro-sinistra.
Né penso che la questione fondamentale sia, per la sinistra, il giudizio sul prof. Monti: un liberale-conservatore, un avversario di valore e di tutto rispetto. Il problema è l’esercizio della democrazia, senza illusionismi e senza feticci. Chiamando l’elettorato ad una pratica di razionalità e di responsabilità, senza cui la politica non solo non può rinnovarsi, ma rischia di soffocare in una melassa di demagogia e di illusioni. La politica, non i professionisti dell’eclettismo, per cui c’è (quasi) sempre una zattera.  

A proposito di illusionismi, di giochi di prestigio per portare l’attenzione verso i pascoli celesti dell’”altrove”, un altro esponente politico (meno navigato, ma non meno eclettico), Matteo Renzi, nella intervista concessa oggi a “la Repubblica”, ce ne offre alcuni esempi adamantini. Uno in particolare: alla domanda su quale sia, a suo avviso, il discrimine fra destra e sinistra, il nostro risponde così: “Sono più di sinistra le riforme che premiano il merito anziché quelle che tutelano rendite di posizione. In Italia abbiamo conosciuto le seconde più delle prime”. Riavutomi dallo sgomento ho pensato di lanciare una sottoscrizione per accumulare un premio da consegnare a chi ci abbia capito qualcosa. Naturalmente attraverso un quiz televisivo dedicato.

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