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L’incubo di Gaza: un attacco tremendo che rischia di allargare il fronte del conflitto

ROMA – E’ difficile esprimere i sentimenti che in questo momento rimbalzano nella testa di molti al vedere le immagini dei bombardamenti su Gaza e delle sirene di allarme a Tel Aviv.

Scene di guerra, ma verrebbe da dire di follia umana, che in poche ore hanno fatto ripiombare la Palestina e il Mondo intero in un conflitto aspro e drammatico, che pensavamo avesse intrapreso la strada del confronto e del dialogo verso una sua possibile ricomposizione.
Che le posizioni rimanessero distanti lo sapevamo. Che ci fossero da entrambe le parti estremismi che soffiavano sul fuoco, pure. Ma che si potessero rivedere immagini di guerra, questo no. O comunque volevamo sperarlo.
L’escalation, invece, è straordinaria. Dopo 21 anni Tel Aviv torna ad essere bersaglio di un attacco missilistico: nel 1991, erano gli Scud di Saddam Hussein, oggi i Fajr 5 di fabbricazione iraniana di Hamas. E la furia di Israele sulla Striscia di Gaza è inaudita: una pioggia di bombe e missili, con un bilancio di vittime maledettamente in continuo aggiornamento.
E intorno all’attacco aereo, la macchina militare israeliana è già in moto. Il Governo ha richiamato 30 mila riservisti, le frontiere con il Libano e con la Siria puntellate da rinforzi, le truppe di terra che si preparano ad entrare nei territori palestinesi della Striscia di Gaza.
Il terrore di Gaza si sparge al Mondo intero e ci lascia col fiato sospeso nell’attesa di un cessate il fuoco e di una svolta positiva.
Anche se di positivo nell’aria c’è davvero poco: se infatti la distanza tra Israele e Hamas è marcata dalle bombe, quella tra Occidente e Mondo Arabo è segnata dalle parole.
Finanche il Presidente della Repubblica Napolitano, in una telefonata di solidarietà di poche ore fa al presidente israeliano Simon Peres, ha di fatto preso una posizione. Sulla falsariga di posizioni ben più nette a favore di Israele di USA e Gran Bretagna.
Mentre Hollande e Merkel si mantengono su una linea equidistante, manifestando la preoccupazione per l’escalation di violenze, in particolare per quelle di Gaza.
Ferma è invece la condanna degli attacchi israeliani da parte del presidente egiziano Mohamed Morsi, nuovo paladino di quell’asse socio-politico panarabo costituito dai Fratelli Musulmani, che torna a far sentire prepotentemente la sua voce parlando di crimini contro l’umanità.
Morsi, per non lasciare dubbi sul nuovo corso egiziano, ha detto che il Paese di oggi non è quello di ieri e che “L’Egitto non lascerà Gaza da sola”.
Parole, abbiamo detto. Parole a cui c’è da sperare non seguano delle azioni.

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