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Produttività. Firmato l’accordo. La Cgil non ci sta. Pagano ancora i lavoratori

ROMA – Tutte insieme appassionatamente. Abi, Ania, Confindustria, Lega cooperative, Rete imprese Italia, Cisl, Uil e Ugl hanno firmato l’accordo sulla produttività. 

Quello che il presidente del Consiglio chiama “un prodotto completo” quasi non si trattasse di un accordo che riguarda persone, lavoratori ma  cose. Un brutto segno, certo non nell’interesse dei lavoratori, ma delle imprese certamente. La Cgil non ci sta. Ha provato fin all’ultimo a far riflettere sia il governo che gli altri sindacati. Ha posto in modo chiaro i probnlemi sui quali chiedeva di proseguire la trattativa. Lo stesso ministro Fornero ha chiesto a Susanna Camusso quali erano i punti sui quali la Cgil non concordava, come se non li conoscesse  visto che un documento che affrontava tutti gli aspetti della trattativa era stato inviato ai ministri  e a Cisl e Uil.  Ma ormai la strada era segnata. Il presidente di Confindustria, con un atto di arroganza, aveva affermato che ormai era fatta, chi aveva dato aveva dato. Punto e basta. Il governo, forte della firma di Cils e Uil , di fatto chiudeva ogni porta, anche se, ma era solo una finzione,  ritardava di qualche prima di sigillare l’accordo e di far sapere che, anche senza la firma della Cgil, la cosa era fatta. Susanna Camusso aveva posto tre problemi, la difesa del salario, la rappresentanza sindacale, la detassazione della tredicesima che avrebbe consentito, così come chiedevano anche le organizzazioni dei lavoratori, un minimo di respiro per le famiglie dei lavoratori e dei pensionati. La risposta è stata negativa. Monti ha detto che non ci sono possibilità di detassare le tredicesime, che il salario  era tutelato dalla contrattazione nelle aziende che, nota fra l’altro, cosa non di poco conto, il ritorno della Fiom ai tavoli di  trattativa era  un  problema che riguardava le parti. Poi  giustificava quella che deve essere considerata una chiusura del confronto affermando che “ non abbiamo opposto una scadenza alla Cgil per la firma dell’accordo. Non parlerei di ripensamento ma diamo per scontato che in presenza di una evoluzione del pensiero questo possa avvenire in tempi brevi.

La sigla anche da parte della Cgil avrebbe un grande significato ma non per la validità dell’accordo e dell’impegno del governo. Stasera, comunque – ha ribadito il premier –  assistiamo alla nascita di un prodotto condiviso, completo, autosufficiente”. Quelle parole “ evoluzione del pensiero” sono una vera e propria offesa nei confronti di Susanna Camusso e della Cgil. Ci mette del suo , il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera,il quale afferma che “l’accordo di stasera non taglia qualcuno dalle trattative sui contratti nazionali e nelle imprese.” Ma i fatti parlano un linguaggio contrario a queste affermazioni. Il segretario generale della Cgil , non ha partecipato alla conferenza stampa di Monti , un atto che vuol segnare il netto dissenso nei confronti delle politiche del governo che ha preteso, in accordo con Confindustria che ha fatto da traino alla altre organizzazioni di imprese, la firma del documento in ca, 1,6 miliardi per il periodo 2013-2014.. Che come è noto dipende da un complesso di situazioni, dagli investimenti all’innovazione alla organizzazione della produzione e non dagli orarti di lavoro, dagli straordinari.  Susanna Camusso in una dichiarazione rilasciata a caldo, appena concluso l’incontro, ha detto che “l’intesa sulla produttività”,  “è coerente con la politica del Governo che scarica sui lavoratori i costi e le scelte per uscire dalla crisi. Si è persa un’occasione”. E sul  ripensamento auspicato da Monti risponde seccamente:  “Le soluzioni unitarie si costruiscono, non si aderisce a posteriori, quando il tentativo numerose volte fatto di trovare una soluzione è stato respinto”.” Il punto più critico del documento costruito dalle imprese-prosegue Camusso-è che si determina una riduzione dei salari reali dei lavoratori. E’ un altro intervento che accentua e alimenta, con cui non si tutela più il potere d’acquisto”. Ribatte Monti : Nella stagione degli anni ‘ 90 l’obiettivo era quello di ridurre l’inflazione, ora il problema è far\ crescere l’economia attraverso la produttività e con il contributo diretto e decentrato delle parti sociali”. Appunto come, dice Camusso, chi paga di più sono le fasce più deboli delle parti sociali, i lavoratori. Le parole di Monti, così come riportate  dalla agenzie, farebbero rabbrividire qualsiasi economista anche alle prime armi. Del resto sono proprio i  dati forniti dall’Istat a dimostrare  che  la strada è sbagliata, la produttività del lavoro è cresciuta dello 0,3%, la crescita  attribuibile al progresso tecnico e della conoscenza dello,0,4%.

 

Camusso: sulla produttività s’è persa un’occasione
“L’intesa è coerente con la politica del Governo che scarica sui lavoratori i costi e le scelte per uscire dalla crisi. Si è persa un’occasione”. Il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, ha commentato così l’accordo sulla produttività durante una conferenza stampa convocata in corso d’Italia subito dopo l’incontro a palazzo Chigi ….VAI ALLA DICHIARAZIONE COMPLETA

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