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Una grande festa della democrazia per vincere le politiche

ROMA- Il distacco fra cittadini e politica si può recuperare. C’ è voglia di partecipare, di non chiamarsi fuori,  si manifesta nelle strade e nelle piazze per il lavoro, i diritti. E ci  si reca alle urne.

Il passaggio è importante, la contiguità fra piazze e urne è il carattere distintivo di una democrazia partecipata. Guai se , e questo è successo in tutti questi anni, non si tenesse conto di quello che ribolle nella  società, dei problemi aperti, delle preoccupazioni, delle ansie, talora della disperazione. Il berlusconismo  ci ha consegnato un Paese frastornato, confuso, è, se così si può dire, la levatrice dell’astensionismo, della demagogia e del populismo. Non è un caso che a fronte dei milioni di cittadini che sono andate alle urne per le primarie del centrosinistra Grillo  abbia detto che si tratta di una buffonata. Le forze politiche che hanno costituito l’alleanza di centrosinistra , “ Italia bene comune”, questo lo slogan, il Pd che di questa alleanza è la forze più importante, hanno dato avuto il coraggio e, poi la forza, di prendere il toro per le corna, chiamando i cittadini a scegliere il candidato premier.  E questo coraggio  è stato premiato invertendo una tendenza pericolosa per la tenuta stessa della democrazia. Tutti i sondaggi davano a livelli estremamente bassi la fiducia dei cittadini nelle forze politiche e nelle istituzioni. Il colpo di grazia l’aveva dato la Sicilia,siciliane pur con la vittoria del centrosinistra e l’eelezione di Rosario Crocetta a presidente della Regione. Una vittoria importante, una svolta nella politica, un cambio di passo, un segnale inequivocabile dell’impegno nella lotta contro la mafia, la criminalità, la corruzione., Ma meno della metà dei cittadini era andata  alle urne. Quei milioni di cittadini che  si sono registrati  nei giorni precedenti l’apertura dei seggi e  poi insieme a tanti altri sono andati alle urne hanno detto che la tendenza si può invertire, che il cammino della speranza, così ci piace chiamare il percorso che dovrà portare alle elezioni di marzo o di aprile, è ormai aperto. Guai a non corrispondere a questa  fiducia che i cittadini hanno dato. Non un assegno in bianco, ma una cambiale da onorare.

 

Chi  ha risposto all’appello lanciato dal centrosinistra,  lo  ha sottoscritto questo appello, ha mandato un messaggio ai due candidati che andranno al ballottaggio, Pierluigi Bersani e Matteo  Renzi  perché  rafforzino lo schieramento progressista, si facciano carico dei problemi del Paese, a partire dal lavoro  ai giovani e alle donne in primo luogo, alla lotta alla corruzione, aprano un dialogo con forze moderate, europeiste, costituzionaliste, come scritto nella Carta di intenti e conquistino così il governo del Paese. Ma il risultato del voto di queste primarie dovrebbe essere tenuto nella giusta  considerazione da parte di quelle forze di centro che, chiuse nel loro guscio, altro che società civile, si arrovellano in alchimie politiciste, tirano la giacca a Monti, come dice Bersani. Cercano di  giocare la carta della riforma elettorale, con il porcellum non  ci si può presentare di fronte agli elettori, per  dar vita ai giochino di palazzo, quella che una volta si chiamava la politica dei due forni, mi alleo con te  o con quell’altro. E anche il presidente del Consiglio dovrebbe fare un pensierino sulle scelte che è chiamato a compiere in vista delle elezioni politiche. Milioni di cittadini hanno chiesto, con questa partecipazione alle primarie, trasparenza, parole chiare. Chi vuole scendere in campo lo dica, non si nasconda, esponga cosa vuol fare da grande, quale progetto ha nella testa. Facciamo a meno di parlare del Pdl per carità di patria. Se c’è una cosa che questo voto ha detto è che l’agenda Monti è un corpo estraneo a una parte consistente dei cittadini italiani che hanno voluto inviare un segnale al mondo politico e a quello istituzionale. Ovviamente all’interno del risultato generale ci saranno da esaminare le percentuali di voto prese dai cinque candidati, da Bersani e Renzi in primo luogo che navigano il primo fra i il 44 e il 45% dei voti e il secondo fra il 36  e il 37%., da Vendola fra il 14 e il 16%. Puppato ,3% e Puppato 1,2%, hanno partecipato in modo dignitoso, contribuendo anche al successo di immagine del centrosinistra. Già  ci sono editorialisti, opinionisti, che si sbizzarriscono in analisi  fra le più fantasiose. Grosso modo queste percentuali corrispondono ai sondaggi che sono stati tenuti durante tutta la campagna delle primarie. Fino a ieri tutti davano per scontato che si sarebbe andati al ballottaggio. Il pd  aveva in corsa ben tre candidati  di cui uno, Renzi, che da mesi e mesi si stava preparando al confronto. Vendola veniva dato  con qualche punto in più di quelli che si é aggiudicato quando ancora la conta non era stata completata. Ora non c’è che guardare al ballottaggio di domenica. Sapendo che  sarà importante se non verrà smarrito, sminuito, il significato di una  giornata, come quella che abbiamo vissuto, importante, significativa. Una grande festa della democrazia.

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