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Ilva. Lo stabilimento chiude, ma gli operai restano con tutti i problemi

TARANTO – “Il sequestro preventivo notificato oggi dal Gip di Taranto  comporterà in modo immediato e ineluttabile l’impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto  dell’Ilva  e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”.

E’ quanto annuncia la stessa azienda in una nota diffusa alle agenzie stampa.
Nonostante l’annuncio aziendale, che stasera comporterà il fermo degli impianti di tutta l’area a freddo, il segretario della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli ha invitato tutti i lavoratori a non abbandonare lo stabilimento, anche se il loro turno è finito. “Questo atteggiamento ricattatorio ‘andate a casà – ha precisato lo stesso  Stefanelli – non esiste. Abbiamo chiesto cosa significa sul piano lavorativo, ma non lo sanno
nemmeno loro. È un’azienda allo sbando e l’unica cosa che sa fare è mettere in atto una rappresaglia. Hanno subito stamattina – dice il sindacalista – i provvedimenti giudiziari e ora scaricano tutto sui lavoratori».
Stefanelli fa presente che i sindacati stanno valutando «le cose da fare» e hanno già sollecitato «il governo Monti a convocare immediatamente il tavolo nazionale suul’Ilva». «Se il Governo – sottolinea Stefanelli – continuerà a tergiversare, noi nei prossimi giorni saremo tutti sotto Palazzo Chigi».

Fim, Fiom, Uilm nazionali sono già sul piede di guerra. Le segreterie sindacali ritengono, infatti, che la situazione che si sta venendo a creare per tutto il Gruppo Riva sia gravissima e necessiti di risposte chiare e immediate da parte del Governo. I sindacati, in una nota unitaria, sostengono che «l’annuncio da parte dell’Azienda che intende mettere in libertà tutti i lavoratori dell’area a freddo dello stabilimento di Taranto (circa 5.000 persone), che per lo stabilimento di Genova c’è materiale ancora solo per una settimana e per quello di Novi Ligure per due settimane, e a cascata Racconigi, Marghera e Patrica, rende necessario che il Governo, dopo l’approvazione dell’Aia, dica a chiare lettere se vuole salvaguardare un patrimonio industriale e occupazionale essenziale per il Paese».
Fim, Fiom, Uilm nazionali ritengono che «se non arriverà una convocazione presso la Presidenza del Consiglio nelle prossime ore, decideranno di proclamare uno sciopero nazionale di tutto il Gruppo per giovedì 29 novembre con manifestazione sotto Palazzo Chigi, a Roma».

Nel frattempo l’Ilva annuncia che farà ricorso contro il provvedimento di sequestro della produzione degli ultimi quattro mesi. Sul provvedimento di sequestro, la società rileva che «Ilva non è parte processuale nel procedimento penale ed è quindi estranea a tutte le contestazioni ad oggi formulate dalla Pubblica Accusa». Sottolinea inoltre che «lo stabilimento Ilva di Taranto è autorizzato all’esercizio dell’attività
produttiva dal decreto del ministero dell’ambiente in data 26.10.2012 di revisione dell’Aia» e che «il provvedimento di sequestro emesso dal Gip di Taranto in data odierna si pone in radicale e insanabile contrasto rispetto al provvedimento autorizzativo del ministero dell’ambiente».

Già questa mattina Ilva. Landini (Fiom) aveva chiesto a Monti di convocare immediatamente un incontro a Palazzo Chigi, assumendosi la responsabilità di salvaguardare salute e occupazione.

“Dopo i fatti di oggi all’Ilva di Taranto, riteniamo ancora più urgente che il presidente del Consiglio Monti convochi immediatamente un incontro a Palazzo Chigi, come già richiesto unitariamente il 20 novembre scorso dalle organizzazioni sindacali.” Così Landini che ha aggiunto: “A questo punto, è il Governo in prima persona che deve assumersi la responsabilità la salvaguardia della salute e dell’occupazione, non solo a Taranto, ma in tutto il Gruppo. Il settore siderurgico è un’attività strategica per un Paese che vuole avere un’industria all’avanguardia, innovativa e ambientalmente sostenibile.” “All’Azienda abbiamo chiesto di convocare un incontro con i delegati e le organizzazioni sindacali territoriali.” “E’ necessario, inoltre, convocare le assemblee con i lavoratori e, in assenza di risposte rapide dal Governo, è necessario mettere in campo le iniziative di mobilitazione già decise e anticipare la manifestazione a Roma dei lavoratori dell’Ilva, fissata per il 13 dicembre.”

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