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Il nido dei petti-rossi: un occhio ravvicinato sulle primarie

A 48 ore dal ballottaggio che ha sancito la vittoria di Pierluigi Bersani. il resoconto di un piccolo seggio del V municipio di Roma. Un’esperienza che fa aprire gli occhi su un microcosmo variegato e significativo. Anche questa è democrazia

ROMA – Alle 8 via Tiburtina è un deserto di ghiaccio: freddo intenso, sparute forme di vita, nubi mattutine tutt’ altro che incoraggianti. La presidente e la prima scrutatrice, infreddolite ma tenaci, hanno già predisposto il seggio. La loro giovane età può sorprendere. Il sabato sera i giovani non vanno a sballarsi? La presidente chiarisce subito la questione: “Veramente sono rimasta in sezione fino all’una di notte per gli ultimi preparativi e stamattina eccomi qua”. Quel che si dice dedizione alla causa. Mi raccontano il primo inconveniente: durante la notte ignoti ladri hanno portato via alcuni tavolini. Se i responsabili del furto avevano l’intenzione simbolica e materiale di riprendersi il maltolto della politica hanno certamente sbagliato bersaglio. Qui nessuno è pagato e non c’è alcun lusso. L’allestimento del gazebo è spartano: due sedie, un tavolino, uno scatolone adibito ad urna. Uno dei primi votanti, difronte a cotanta essenzialità, ha modo di affermare: “Ci avemo er peggior seggio…”. La  penuria di mezzi sollecita la solidarietà dei colleghi di zona (che portano altre sedie e un altro tavolo) e stimola le capacità di adattamento creativo. Alle 11.30 la definitiva messa a punto è sancita dal commento di un signore: “Certo che vi siete organizzati bene. Semplice ma efficace. Le cose semplici sono le migliori”. E’ un grande complimento. Di prima mattina l’affluenza è bassa. Una donna “ci prova”: “Posso votare qua?”. “No guardi il suo seggio è alla Cacciarella”.

“Ma a me hanno detto di venire qua!”. “Chi, scusi?”. Qualcun altro non registrato presenta una e-mail inviata dal famigerato sito “Io voto”. Purtroppo non si può fare nulla, le regole sono le regole. Una signora, sprovvista anche della e-mail, protesta e contesta. La risposta che le fornisce una votante ultra ottantenne non dà adito a repliche: “A signò, dopo tutto sto tempo ancora n’ha capito come funziona?”. Fra le dieci e mezzogiorno l’affluenza aumenta sensibilmente. I primi a rispondere a queste occasioni di partecipazione sono spesso gli anziani. Immancabili, ma sempre interessanti, i loro racconti di guerra: “Sa, io ho partecipato alla seconda guerra mondiale. Ho combattuto sull’Arno e sono vivo per miracolo (…) Speriamo bene per oggi e per le prossime elezioni…” Uno sguardo al passato, uno al presente ed uno al futuro. Ogni tanto qualcuno vorrebbe mettere la fatidica X davanti alla presidente ed agli scrutatori. Inutile tentare di garantire l’anonimato anche al loro voto: spesso proclamano con una punta di orgoglio di voler sostenere Bersani. Alle 14 una signora dimentica al seggio la carta d’identità. Nessun problema, le viene restituita direttamente a domicilio. Piccoli gesti di vicinanza al popolo che a questi livelli sembrano non mancare. Nel tardo pomeriggio cioccolata e caffè offrono un valido ristoro. Si sono aggiunti due rappresentanti di Renzi ed altri ragazzi iscritti al Pd. Il clima è disteso e non manca il buonumore. Compare un cartello goliardico: “Marxisti per Tabacci”. Alle 19 una votante, dopo aver espresso in maniera decisa la sua preferenza, afferma di aver scritto una favola. “Signora ovviamente vogliamo sentirla”. E’ la storia di un cuculo che cerca di rubare il nido dei pettirossi (in questo caso petti-rossi). Questi ultimi fanno fronte comune e dunque il progetto del cuculo fallisce. Alle otto, come da programma, si chiudono le urne e si procede velocemente con lo spoglio. L’esito, prevedibile, è un plebiscito quasi bulgaro per Bersani che qui si raccoglie il 70% del consenso dei votanti. Tuttavia il dato forse più interessante è rappresentato da quell’ unica scheda bianca presente. Perché prendersi la briga di pagare un contributo al primo turno  e di presentarsi anche al secondo senza esprimere preferenza al ballottaggio? Uno spreco di tempo e denaro? No. La persona in questione era proprio una scrutatrice e fornisce la seguente spiegazione. Nessuno dei due candidati l’aveva pienamente convinta ma lei, partecipando, aveva comunque voluto attestare  il suo apprezzamento per il bel momento di partecipazione democratica rappresentato dalle primarie. Il ragionamento non fa una grinza.

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